L’ateo Antony Flew ci ripensa

Considerato fino al 2004, il filosofo ateo più convinto e influente al mondo, Antony Flow (Londra, 11 febbraio 1923 – 8 aprile 2010) è passato a credere all’esistenza di Dio. Nel suo libro Dio Esiste: come l’ateo più famoso del mondo ha cambiato idea, Flew spiega questo cambiamento: ricerche scientifiche recenti riguardo l’origine della vite e de DNA rilevano l’esistenza di un “intelligenza creatrice”, disse.

Per circa cinque decade, il filosofo inglese è stato un degli atei più convinti nel mondo. Lui ha scritto libri e, con un pubblico numeroso, ha dibattuto con dei pensatori cristiani, incluso con il famoso apologista cristiano C.S. Lewis.

All’Università di New York, nel 2004, rimasero sbalorditi quando Flew annunziò che già accettava l’esistenza di Dio e che rimase particolarmente colpito con la testimonianza del Cristianesimo. La sua rinuncia all’ateismo è maturata dalle riflessioni sulla complessità della realtà biologica.

Ecco cosa scrisse il giornale Avvenire nel 17 dicembre 2004:

L’interessato invita a non avere fretta. Tra non molto, assicura, metterà tutto nero su bianco, nella nuova prefazione a un suo celebre libro che, altrimenti, rischierebbe di trasformarsi in un «relitto». God and Philosophy, «Dio e la filosofia»: così si intitola il volume che, dal 1966 a oggi, ha avuto innumerevoli edizioni nel mondo anglosassone. È uno dei testi sui quali poggia la reputazione dell’autore, il filosofo britannico Antony Flew, finora considerato uno dei campioni dell’ateismo razionalista. «Finora», perché nell’ormai famosa nuova prefazione Flew annuncerà di aver cambiato idea.

Tanto che sulla rete si fa un gran parlare di una sua possibile conversione. I più perplessi sono, neanche a dirlo, i suoi ammiratori: «Ritengo che la notizia possa rappresentare uno dei sette sigilli dell’Apocalisse», ironizza per esempio il sito blogcritics.org. In realtà Flew si è convinto che, oggi come oggi, l’ipotesi di un «Disegno Intelligente» sia l’unica in grado di spiegare le più recenti acquisizioni della scienza.

Per questo ha deciso di proclamarsi non ancora credente, ma almeno «deista». Nei mesi scorsi ha realizzato un video nel quale ammette, tra l’altro, che «è difficile anche soltanto pensare a una teoria naturalistica e casuale dell’evoluzione a partire dal primo essere vivente». Per Flew, dunque, la scienza ha finito per scoprire Dio o, meglio, un ente divino straordinariamente simile al principio primo di Aristotele.

Un bell’atto di coraggio per un intellettuale arrivato alla veneranda età di 81 anni senza mai smentire la sua fama di osso duro. Figlio di un pastore metodista, Flew ha elaborato le premesse del proprio ateismo filosofico già durante l’adolescenza. Non si è fatto convincere dalle argomentazioni apolegetiche di C.S. Lewis, l’autore delle Lettere di Berlicche, che pure ebbe modo di frequentare a Oxford. Anzi, proprio per ribattere alle tesi di Lewis nel 1950 Flew scrisse un saggio sul processo di falsificazione in teologia che ha rappresentato la pietra angolare della sua elaborazione concettuale.

In tempi recenti, Flew non si è lasciato smuovere dal successo del cosiddetto argomento kalam, che postula l’esistenza di Dio partendo dalle più aggiornate teorie sulla nascita del cosmo. Su questo, anche dopo la presunta «conversione», Flew continua a pensarla allo stesso modo: se anche potessimo dimostrare che il Big Bang è stato originato dall’esterno, non saremmo comunque tenuti a ritenere che questo intervento sia di natura divina.

Più che dall’infinitamente grande, insomma, Flew è stato persuaso dall’infinitamente piccolo. La struttura del Dna, sostiene, è talmente complessa da risultare impensabile al di fuori di quel «Disegno Intelligente» che presuppone appunto l’esistenza di Dio. È una convinzione che Flew ha maturato soltanto negli ultimi anni. Ancora nel 1988, in un dibattito con il teologo cattolico William Lane Craig, il patriarca dell’ateismo sembrava ben saldo nelle sue posizioni. L’occasione, del resto, era solenne: Craig e Flew erano stati invitati a ripetere il famoso dialogo radiofonico sull’esistenza di Dio organizzato dalla Bbc nel 1948, nel corso del quale il gesuita Frederick Copleston aveva tenuto testa al positivista Bertrand Russell. Ma nei giorni scorsi, nel corso di un altro dibattito, svoltosi questa volta a Dallas, in Texas, Flew è tornato a precisare il suo nuovo punto di vista, già delineato in una recente lettera alla rivista «Philoshy Now» (un pensatore, ha sostenuto in quella sede, è costretto a seguire il ragionamento, «ovunque esso conduca»). Determinante nella svolta, a quanto pare, si è rivelata la lettura dei testi di due altri relatori del convegno di Dallas, The Wonder of the World (“La meraviglia del mondo”) del cattolico Roy Abraham Varghese e “L’universo sapiente” dell’ebreo Gerald Schroeder, edito in Italia dal Saggiatore.

Intanto, in attesa della fatidica prefazione, sul sito della rivista evangelica «Philosophia Christi» (www.biola.edu) si può leggere in anteprima una lunga intervista a Flew realizzata da Gary Habermas, un teologo protestante che da molto tempo è in contatto con il filosofo inglese. Il quale ribadisce di non credere nella vita dopo la morte, ma anche di rispettare, pur senza condividerla, la fede cristiana.

di Alessandro Zaccuri, Avvenire – 17/12/2004

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