Maldive, paradiso terrestre senza libertà di culto

VERONA – L’associazione evangelica Porte Aperte mette in luce la difficile situazione dei cristiani che vivono nelle Maldive, obbligati a vivere la propria fede in privato, mentre i nativi, tutti musulmani, non possono cambiare religione o dichiararsi atei.

«Assieme all’Arabia Saudita – spiegano a Porte Aperte nel consueto bollettino informativo -, le Maldive sono l’unico Paese che dichiara una popolazione al 100 per 100 musulmana. I quasi 350.000 abitanti delle oltre 1.190 isole coralline dell’arcipelago delle Maldive sono tutti sunniti. O almeno queste sono le stime dichiarate dal governo. Di fatto vi sono circa 70.000 lavoratori espatriati che dichiarano una religione diversa da quella musulmana (tra cui anche il cristianesimo). Inoltre circa 60.000 turisti l’anno, per lo più europei e con una grossa fetta di italiani, visita queste isole per godere del mare azzurro, delle spiagge da cartolina e del lussuoso relax che offrono le circa 45 isole trasformate in villaggi turistici».

I turisti raramente visitano le altre isole, dove invece vive la popolazione locale; «un contatto con la vera realtà locale (e non quella fittizia dei resort) si ha nella capitale Malé, l’isola dove effettivamente i turisti e i maldiviani possono incontrarsi».

Porte Aperte precisa che «nel paese non esiste libertà di culto; nel 2008 un emendamento costituzionale ha negato ai non musulmani di poter ottenere la cittadinanza maldiviana. Dunque, mentre i maldiviani non hanno la libertà di convertirsi a un’altra religione (e quindi di allontanarsi dall’islam) o di diventare apertamente atei, gli stranieri possono praticare la loro fede solo privatamente».

“Vivere privatamente la propria fede” vuol dire anche evitare di incontrarsi insieme per celebrare un culto o un incontro di preghiera in una casa privata, ne sono testimoni i molti cristiani emigrati, «che una volta tornati in patria, sono stati arrestati per aver partecipato a una riunione privata oppure si sono visti negare il visto di rimpatrio per mesi o addirittura anni, in quanto ritenuti “connessi con agenzie missionarie straniere”. Vi sono stime tuttavia che parlano di una presenza di cristiani locali, naturalmente costretti a vivere la loro fede nel segreto. La delazione da parte di vicini e conoscenti è sempre in agguato, perciò nessuno osa manifestare pubblicamente il benché minimo dubbio sull’islam».

La situazione negli anni è diventata sempre più critica; «a quanto pare, gli inglesi, che colonizzarono queste isole nel XIX secolo, tradussero la Bibbia in lingua locale (il Dhivehi) e la resero disponibile sino al 1965, anno di indipendenza della Repubblica delle Maldive. Oggi, nessuno sa come, quelle Bibbie sono misteriosamente “sparite”. In ogni caso secondo i governanti, il tema della libertà religiosa è insignificante, totalmente irrilevante, poiché – sempre secondo loro – nessun maldiviano desidera avere questa libertà».

«La popolarità del nuovo presidente Nasheed – conclude il report di Porte Aperte – è in forte calo, nonostante i riconoscimenti nell’ambito della protezione ambientale, di fatto sembra seguire le orme del suo predecessore, il dittatore Gayoom. Intanto la pressione dell’estremismo islamico si fa sentire, un male che può contaminare in breve tempo tutte le strutture del potere affondando le isole delle Maldive molto più in fretta del riscaldamento globale. Non vi è dunque libertà di culto all’orizzonte per questo “paradiso terrestre”». [sr]

Fonte: Porte Aperte

Dalla redazione - e nel frattempo il presidente Barack Obama è favorevole alla costruzione di una moschea nelle vicinanze di dove erano presente le Torre Gemelle. :-(

Noi apriamo sempre le porte al dialogo e alla tolleranza. Loro invece…

Preghiamo per i nostri fratelli che vengono ogni giorno perseguitati a causa della loro fede in Cristo Gesù.

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