Martin Lutero

Quando era un giovane monaco, era assalito da tentazioni. Spesso non mangiava, beveva o dormiva per il conflitto che causavano nella sua mente, e pensava di essere abbandonato da Dio, come se Dio fosse il suo nemico. Un anno prima della sua morte, scrisse, “Dal tempo che frequentavo le scuole, sentivano mentre studiavo le epistole di San Paolo, un’ansietà incredibile di capire il significato dell’epistola ai Romani. Ero bloccato da una frase:

Poiché in esso [il Vangelo] la giustizia di Dio è rivelata. (Romani 1:17)

Odiavo quella parola, la giustizia di Dio, perché la capivo di quella giustizia attiva, mediante cui Dio era giusto e punisce gli ingiusti e i peccatori. Comportandomi come un monaco senza biasimo, ma disturbato dalla coscienza del peccatore, e incapace di sentirmi giustificato davanti a Dio, non potevo amare, anzi devo confessare, odiavo questo Dio giusto, il vendicatore del peccato. Ero arrabbiato, e mormoravo a me stesso, se non proprio bestemmiavo. Non basta, dicevo, che i peccati infelici, già persi eternamente a causa del peccato originale, sono sopraffatti da innumerevoli guai dalla Legge del decalogo, ma deve Dio continuare ad ammassare sofferenze, e minacciarci nel Vangelo con la sua giustizia e la sua ira?

Mentre meditavo giorno e notte sulle parole, Poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, com’è scritto: «Il giusto per fede vivrà», Dio finalmente ha avuto pietà di me. Percepii che la giustizia Dio è quella giustizia mediante cui l’uomo giusto, tramite la bontà di Dio, vive, cioè, per FEDE; e che il significato del brano è che il Vangelo rivela la giustizia di Dio, una giustizia passiva, tramite cui la misericordia di Dio ci giustifica per fede. Mi sentii come se fossi nato di nuovo, e sembrò che entrassi per la porta del Paradiso. Un po’ di tempo dopo, lessi l’opera di San Agostino, ‘Della Lettera e dello Spirito’, e scoprii, contrariamente alle mie aspettative, che anche lui dice che la giustizia di Dio è quella che Dio ci imputa giustificandoci.”

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