Medio Oriente, escalation di violenza sui cristiani

Dalla redazione – Riportiamo l’articolo con cui Andrea Tornielli, del quotidiano Il Giornale, denuncia l’escalation di violenze e massacri a danno dei cristiani. :-(

“Il Corano ordina di imporre la religione con la spada e dà al musulmano il diritto di uccidere i cristiani con la guerra santa”. Lo aveva scritto nel suo intervento al Sinodo il vescovo libanese Raboula Antoine Beylouni, chiedendo agli islamici una riforma che contestualizzi certi passaggi coranici e ne impedisca l’uso violento.

Ancora una volta, purtroppo, quelle parole si sono trasformate in triste realtà, con l’eccidio nella chiesa siro-cattolica di Bagdad. Certo, si dirà, i fatti che accadono in Iraq e che vedono spesso vittime di una guerra intestina gli stessi musulmani sono provocati dall’instabilità e dall’ingovernabilità del Paese, divenuto sentina di ogni terrorismo ed estremismo. Ma colpisce che stiano aumentando, e proprio nei luoghi che hanno visto il cristianesimo nascere e convivere per secoli con altre religioni, i casi di fedeli cristiani assassinati soltanto perché la domenica hanno partecipato alla messa.

Berthold Pelster, ricercatore dell’associazione “Aiuto alla Chiesa che soffre”, ha dichiarato di recente ad Avvenire che tra il 75 e l’85 per cento degli atti contro una religione nel mondo avvengono contro i credenti di Cristo.

L’Iraq “liberato” dopo la guerra del 2003 detiene un triste primato nell’area, dato che negli ultimi sette anni i cristiani ammazzati sono stati 864, e c’è il progetto – a cui si oppongono i cristiani dei vari riti – di creare una sorta di riserva protetta al Nord del Paese, sradicando una presenza millenaria da molte regioni e città.

Ma anche nel “laico” Egitto il fondamentalismo è in crescita. Fino a qualche tempo fa si diceva che l’unico problema nel Paese era l’eventuale volontà di cambiare religione, cioè di abbandonare l’islam per farsi cristiani, dato che il proselitismo è vietato. Poco meno di un anno fa, a Natale, sette cristiani copti erano stati uccisi a Nag Hammadi, villaggio egiziano nel governatorato di Qena, vicino al sito archeologico di Luxor. Stavano uscendo dalla chiesa di Anba Basaya, dopo la messa di mezzanotte.

Così come sono tristemente noti a tutti i problemi che esistono in Turchia, Paese dove i cristiani sono nel mirino: don Andrea Santoro è stato ammazzato dentro la sua chiesa nel 2006, mentre è del maggio scorso il brutale assassinio del vescovo Luigi Padovese, che ha avuto la testa quasi recisa dal suo autista al grido di «Allah è grande». Il coraggioso vicario apostolico di Smirne, l’arcivescovo Ruggero Franceschini, due settimane fa al Sinodo sul Medio Oriente aveva parlato di «omicidio premeditato», denunciando l’«oscura trama di complicità tra ultranazionalisti e fanatici religiosi».

E che dire dell’India e del Pakistan, delle violenze quotidiane, degli attacchi a chiese, scuole cattoliche e protestanti, dei massacri? È del gennaio scorso la notizia della morte di una dodicenne cristiana, Shazia Bashir, uccisa dalle violenze del suo datore di lavoro, un potente avvocato musulmano di Lahore, in Pakistan. Un’altra dodicenne cristiana, Lubna Masih, è stata stuprata e uccisa da un gruppo di giovani musulmani due settimane fa a Rawalpindi, nella stessa città in cui, poco tempo prima, Arshed Masih, autista trentottenne, è stato massacrato perché rifiutava di convertirsi come voleva il suo padrone, mentre la moglie che ha osato denunciare il fatto è stata stuprata dai poliziotti. [...]

di: Andrea Tornielli
da: Il Giornale.it
data: 2 novembre 2010

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