La follia di Dio

Lettere da Wumbrand – Un equilibrista sorregge sulla cima di una scopa diversi tavoli che barcollano, e allo stesso tempo suona un violino. Qualcuno del pubblico chinandosi dice all’amico: “Non ho capito perché sta suonando il violino in pubblico. Non è un musicista professionista.”

E’ questo il modo con cui molte persone giudicano i pensieri dei prigionieri cristiani da essi oppressi, distrutti e ridotti all’estremo da tortura fisica e psicologica.

Io ho testimoniato e condiviso le sofferenze di molti compagni di cella in una prigione sotterranea comunista. Ciò che più ci intrigava era il fatto di non riuscire ad ottenere dal cielo ciò che era ovvio sperare: un miglioramento, anche se piccolo, della nostra situazione; cibo per saziare la nostra fame, sollievo da tali crudeli torture … Non ottenevamo ciò che speravamo, perché – umanamente parlando – il cielo non è ragionevole.

Gesù disse: “Ci sarà più festa in cielo per un solo peccatore che si converte, che per novantanove che non hanno bisogno di ravvedimento” (Luca 15:7). Questo certamente non è nulla di ragionevole. Gesù disse anche: “Colui al quale poco è perdonato, poco ama” (Luca 7:47).

Ma perché qualcuno dovrebbe commettere una serie di peccati prima di amare Dio? Teresa de Lisieux non concordava con queste parole. Cresciuta in una famiglia devota, dedicò la propria vita al Signore sin dalla tenera età di 15 anni, in un convento carmelitano. All’età di 24 anni, nonostante avesse fallito la sua vocazione, era abituata a dire al Signore: “Io ti amo tanto, ardentemente, sebbene non abbia mai conosciuto i grandi peccati del mondo”.

In nessuna parte la Bibbia parla della ragione di Dio, bensì della sua “pazzia” (I Corinzi 1:21). Egli è tanto poco ragionevole quanto i pensieri dei bambini. Cristo tornò ad essere fanciullo e ha orientato ognuno di noi a fare lo stesso.

Il rinomato francescano Giacopone fu considerato pazzo per le cose che faceva per amore di Gesù. Si dice che una volta egli avrebbe avuto una visione, nella quale Gesù gli sarebbe apparso e gli avrebbe domandato: “Per quale motivo commetti degli atti tanto folli?” E lui rispose: “Perché sei Tu che mi hai chiesto di fare ciò. Se io sono folle, Tu lo sei molto di più. Dove sta la saggezza nell’essere morto per me? Sono pazzo perché Tu lo sei molto di più”.

Un giornale pubblicò la storia di un uomo il cui cappello gli fu strappato via dal vento mentre stava pescando con degli amici. Subito si tuffò nell’acqua gelida per recuperare l’oggetto, ma non ne risalì mai più. Che tragedia rischiare la vita per un cappello che costa pochi spiccioli!

Per caso, fu ragionevole sacrificare la vita dell’Unigenito Figlio di Dio per delle pecore senza giudizio, meschine e stupide? Ho domandato a molti pastori di pecore cosa farebbero se vedessero un lupo. Tutti hanno risposto: “Fuggirei per salvare la mia vita!” Nessun uomo morirebbe per una pecora. Ma Gesù lo fece! Egli morì per degli esseri peggiori delle pecore – per coloro che lo rinnegarono e lo tradirono, per coloro che hanno chiesto la sua crocifissione. Lui morì per i suoi aguzzini, per tutti quelli che bestemmiavano contro Dio e lo odiavano.

Non essere sorpreso di non riuscire ad ottenere da Dio ciò che tu ragionevolmente di più speri. Se Egli stesso fosse ragionevole, non ascolterebbe mai le preghiere di persone come noi, e nemmeno avremmo salvezza. Al contrario, l’amore di Dio arriva fino alle radici della pazzia. Se ti trovi nella folle situazione di non conoscere né la Sua sapienza, né il Suo folle amore, hai bisogno di considerare il fatto che nella parabola della pecora perduta, solo la perduta ebbe una prova indubitabile del Suo amore e interesse. Le altre potevano ragionevolmente dire di essere state rifiutate e abbandonate.

Quando il figlio prodigo ritornò alla casa paterna, fu abbracciato con amore, ricevette un anello e fu festeggiato con un vitello ingrassato, musica e danza. Il figlio fedele invece, che tornava dal campo stanco e sudato, non aveva mai ricevuto una parola d’affetto.

Quelli che sono fedeli devono semplicemente rallegrarsi che altri sperimentino il Suo amore fino alla follia.

Il buon samaritano della parabola non era un turista. Senza dubbio stava facendo un importante viaggio d’affari e aveva degli impegni da compiere. La sua straordinaria buona opera certamente lo avrà pregiudicato abbastanza. Chissà, magari avrà persino tralasciato altri obblighi, perché si fermò per servire un uomo ferito.

Quando mi trovai rinchiuso in una cella d’isolamento, aspettai per anni che Dio venisse a soccorrermi. Pensavo che Lui stesse tardando e pensavo a lui come il buon samaritano. Ero certo che si trovasse in cammino per aiutarmi, ma che vedendo per strada un uomo ferito, si sarebbe fermato per soccorrerlo e portarlo in una locanda. Pensavo anche che Lui, che vede il passero cadere, doveva fermarsi per rinnovare il vigore di un fiore esausto con la Sua rugiada. Là in quella cella, ci rallegravamo del Suo folle amore anche quando ancora non ne sfruttavamo appieno il suo beneficio.

Estasiata, Maria Maddalena di Pazzi uscì correndo dal convento dove viveva, portando un’immagine di Gesù crocifisso e gridando: “Oh Amore, Amore! Non smetterò mai, Dio mio, di chiamarti ‘Amore’ “. Lei disse alle consorelle: “anche Lui è pazzo d’amore …”.

Non aspettarti razionalità dal cielo, per non dover poi reclamare. Conta solamente sul fatto che c’è Qualcuno che ti ama in modo tanto insensato che morì per te. In risposta, non aspettare una buona ragione, ma immergiti anche tu in questa pazzia d’amore con Lui. Queste mie parole sono oracoli di Dio.

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