Etica della gratitudine

Giuseppe Rizza – La complessità dei problemi del nostro mondo, della creazione, e l’incompletezza della consacrazione dei cristiani non deve distrarci dalla nostra chiamata: cercare di tradurre l’appartenenza e l’identità cristiana in un servizio biblico, pieno, significativo, gioioso e comprensivoa Dio. Solo le persone che agiscono motivate da un profondo senso di gratitudine a Dio – per quello che Lui è, per essere stati adottati nella famiglia cristiana – riescono ad essere dei buoni custodi dei doni, dell’ufficio che Dio ha dato loro.

Questa è una vera attitudine evangelica. Ricordo le parole di Paolo a Timoteo quando dice che nella creazione nulla è secolare, ma tutto è buono, santo, sacro! Se ricevuto con gratitudine e vissuto alla presenza della gloria di Dio (1 Tim 4:1-11). La direzione della gratitudine è veramente trasformazionale.

Fondata sulla grazia, l’etica della gratitudine ci porta da un lato a non sovrastimare gli effetti del peccato nel sovvertire e pervertire il mondo e le sue culture, considerando insignificante tutto ciò che non sia direttamente ecclesiastico (e/o cristiano e/o evangelico). Dall’altro ci incoraggia a non sottostimare gli effetti e la gravità del peccato, mostrandoci il pericolo di una missione cristiana che distribuisce il suo tocco salutare qui e là … ma senza molta convinzione.

Proprio lì, dove è presente la dedicazione e l’azione, l’impegno e la consacrazione, la serenità e la fiducia … c’è il tempo pieno per il Regno di Dio.
La gratitudine è contagiosa, e potrebbe aprire porte importanti.

Dal sito di Giuseppe Rizza, trasformare.blogspot.com

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