Il diavolo non ti impedirà di vivere una religione

UNA RELIGIONE VICINA AL MONDO
“… non andate troppo lontano…” (Esodo 8:23)

Il diavolo non ha soltanto un’offerta e non dispone soltanto di una religione, e a coloro che rifiutano la prima offerta e la prima religione egli è pronto a presentare una proposta maggiormente conciliativa. Lo scopo dell’inferno è quello di tenere gli uomini lontani dall’eredità di Dio e pur di raggiungere questo scopo il tenebroso Faraone è pronto a sfruttare tutte le concessioni e tutti gli accordi: dopo una religione “NEL” mondo, egli offre una religione “VICINA” al mondo.

Uscite pure dalla città, sembra dire il nemico infernale, separatevi dal presente secolo e andate dove volete ad esercitare la vostra religione e ad offrire il vostro culto, ma… non andate troppo lontano.

Egli non vuole perdere di vista i suoi schiavi e non vuole che i suoi schiavi perdano di vista la città; soprattutto egli vuole averli a “portata di mano” per poterli ricondurre in qualsiasi momento entro i suoi confini, o vuole che essi stessi si sentano riattivati in qualsiasi ora verso il luogo dal quale sono temporaneamente usciti. Insomma, vuole concedere una libertà che mantenga i “redenti” entro la fascia d’attrazione magnetica del mondo affinché presto o tardi siano obbligati a rientrare e a cadere di nuovo sotto il potere dispotico del crudele signore del male.

“ NON ANDATE TROPPO LONTANO”

È impossibile servire Iddio rimanendo nel mondo, ed è, oltre che improduttivo, pericoloso avere una religione troppo vicina al mondo. Il piano di Dio non prevede soltanto la liberazione dal paese d’Egitto, ma anche e soprattutto una marcia verso la terra di Canaan; uscire dai confini del paese di Faraone per poi rimanere nei sobborghi di quella terra oscura, significa rigettare il piano dell’amore di Dio… e significa anche ricadere inesorabilmente sotto la podestà del diavolo.

Per questa ragione Faraone continua a dire: – Uscite, dal mondo, abbiate la vostra religione, esercitatela, ma non andate troppo lontano…È conveniente che rimaniate presso le mura della città affinché vi sia facile ritornare.
Ma dei pellegrini di Dio è scritto: – Che dimostrano che cercano una patria celeste e non si ricordano di quella da dove sono usciti. (Ebrei 11: 14-15).

Un cristianesimo vissuto alla periferia del mondo; un cristianesimo attendato in vista del presente secolo non è il cristianesimo di colui che ha detto: – Chi vuol essere mio discepolo, prenda la sua croce in spalla e MI SEGUA! Gesù Cristo è venuto a liberare dal mondo, a fare uscire gli uomini dal mondo e poi ad ALLONTANARE ogni giorno di più i credenti dalle vane realtà visibili del mondo, SEGUIRE LUI vuol dire infatti camminare verso il paese dell’eternità eredità della gloria, verso la Gerusalemme celeste.
Rimanere presso i confini del paese d’Egitto vuol dire invece avere sempre comunione con la vita del paese, perché quando non si manifesta altro si manifesta la concupiscenza degli occhi. Lo spettacolo seducente del presente secolo continua ad attirare e ad assorbire l’attenzione di quei “redenti” e la stessa opera di redenzione rimane paralizzata in loro e rimangono li, sotto la sorveglianza del diavolo e quindi ancora sottoposti alla sua malefica influenza.

L’attenzione volta verso il mondo rappresenta un pericolo per il cuore del fedele perché può sempre recare le nefaste conseguenze che recò un giorno nella vita di una fanciulla ebrea. Ricordiamoci di Dina, figliuola di Giacobbe che fu mossa da “curiosità” fino ad uscire dal suo accampamento e ad avvicinarsi all’abitato Sichemita per “osservare le donne del paese”.

Era una caratteristica curiosità femminile nella quale naturalmente non mancava un pizzico di vanità ed una dose di ambizione; forse voleva vedere come si adornavano e si abbigliavano le fanciulle Sichemite; forse voleva “rubare qualche idea per abbellire il suo vestiario” o l’acconciatura dei suoi capelli. Una curiosità, soltanto una curiosità!

La conseguenza di quella curiosità fu terribile per Dina che in quel giorno fu derubata della “sua purità”, e fu anche terribile per la sua famiglia che fu sconvolta dal dolore e dal turbamento. L’episodio che appare nella storia di Giacobbe riappare continuamente nella storia delle comunità e non sono poche le fanciulle ed i giovani che come Dina, per la curiosità di andare a vedere i costumi del mondo, per il desiderio di imparare dal mondo, perdona la loro verginità spirituale ed introducono il turbamento nella famiglia cristiana.

Queste manifestazioni di morbosa curiosità sono rese possibili soltanto quando le chiese o i credenti sono accampati vicino a Sichem: stare fermi vicino al mondo significa subire l’influenza e l’attrazione del mondo. Le chiese che stanno ferme, i credenti che non muovono i passi verso il cielo continuano a vivere nelle realtà visibili anche se formalmente hanno varcata una porta e sono usciti da una città; per uscire veramente ed interamente non basta un atto interiore, ma ci vuole una decisione interiore.

La moglie di Lot era uscita da Sodoma assieme a suo marito e alle sue figliuole, ma aveva lasciato nella città del peccato il suo cuore pieno di concupiscenza; purtroppo non riuscì ad andare molto lontano e non arrivò mai nel luogo della salvezza.
I sermoni non saranno mai troppo severi e le esortazioni non saranno mai eccessivamente infuocate per coloro che desiderano giungere al cielo cioè per coloro che rifiutano una religione vicina al mondo, ma per quanti si lasciano convincere dall’offerta del diavolo non ci vogliono prediche troppo rigorose perché essi hanno bisogno di “dottori secondo i loro propri appetiti” che diano il permesso di rimanere nei sobborghi del presente secolo.

Un giorno o l’altro essi saranno nuovamente assorbiti dal mondo, ma questo avverrà senza che essi se ne accorgano, e quando se ne accorgeranno sarà troppo tardi, troppo tardi! Serviamoci anche qui di una brillante illustrazione biblica, quella che ci viene fornita dalla vita di Lot.

Il nipote di Abramo un giorno prese una decisione sbagliata: separarsi da suo zio ed incamminarsi nella fertile pianura di Sodoma e Gomorra. La sua decisione era scaturita da povere considerazioni umane e terrene ed oltre tutto rivelava egoismo ed avarizia.

Lot non prese soltanto una decisione sbagliata; egli, assieme alla sua famiglia, diresse la sua marcia verso le due empie città che aveva vedute in lontananza. Di tappa in tappa egli attendò il suo accampamento sempre più vicino all’iniqua città di Sodoma ed un giorno giunse purtroppo proprio ai confini del paese.

Ormai la distanza era brevissima e la piccola carovana di pellegrini poteva vedere dalle proprie tende tutto quello che si faceva nella città. Potevano seguire le donne nel loro lavoro alle macine o nei loro servizi esterni; potevano vedere gli uomini nelle loro attività artigiane o nei loro commerci.

Forse il fervore della città, la comodità ed il conforto delle case in muratura, le attrattive della vita sociale esercitarono una forte influenza sopra la famiglia di Lot e non fu troppo ardito pensare che un giorno fu tenuto un consiglio domestico. Possiamo anche pensare che soprattutto le ragazze e la loro mamma caldeggiarono l’idea di associarsi con la popolazione di quella città alla quale ormai appartenevano sentimentalmente.

Perché, avranno probabilmente detto, essere esposti alle intemperie che rovinano e strappano continuamente le nostre tende? Perché bruciarsi di caldo di giorno e consumarsi di gelo di notte? Perché essere sempre nomadi, sempre in movimento, privi di ogni conforto? La città è vicina, è aperta anche per noi, ci offre tutti i suoi conforti: entriamo entro le sua mura!

La conclusione di quel consiglio di famiglia è noto: – Un giorno le tende del “pellegrino” furono arrotolate ed arrotolate per sempre ed egli, con tutta la sua famiglia, entrò nella città sopra la quale pesava l’ira di Dio. In quella città fece esperienze amare e alla fine perse beni, famiglia, moralità perché… una strada sbagliata lo aveva portato “vicino alle proprietà del diavolo”.

Anche Lot, l’uomo che conosceva Dio e che la Bibbia definisce “uomo giusto” fu attirato dalla potenza magnetica del “presente secolo” al quale aveva avvicinate le sue tende, e perciò non possiamo meravigliarci se oggi tanti credenti, meno solidi di quel patriarca, meno stabili vengono assorbiti dal mondo dopo avere indugiato lungamente nelle vicinanze di esso.

“NON ALLONTANATEVI TROPPO”! Il diavolo apre le porte, scioglie le catene di rame, ma lega i credenti con i sottili fili di seta di una “religione vicina al mondo”. Sono soltanto fili sottilissimi, qualche volta invisibili: i fili di amicizie profane, di conversazioni oscene; i fili di letture malsane, di piaceri che esistono nelle zone fra il lecito e l’illecito; i fili delle abitudini mondane, delle mode, del lusso, delle ricchezze… cento, mille fili che non permettono il cammino verso la gloria, che non consentono di mirare le realtà invisibili del regno perché piuttosto mantengono davanti agli occhi le mura della città dalla quale erano usciti.

Una religione vicina al mondo non asseconda i piani di Dio; il cristianesimo è uscir fuori dalle mura di Faraone e poi allontanarsene; allontanarsene, allontanarsene sempre più fino ad arrivare in quella che è la vera città dei santi: il cielo della gloria. Per contrastare la perfida insidia del diavolo dobbiamo essere decisi come Mosè o fedeli come Enoch, il quale non si accontentò di incontrare Iddio, ma camminò costantemente con Lui per trecento anni, cioè fino al giorno che fu accolto nelle stanze eterne senza attraversare il fiume gelato della morte.

È bello parlare di Enoch perché la sua vita rappresenta una lezione in riferimento a questo soggetto spirituale. Enoch visse la sua vita, prese moglie, ebbe figliuoli, si interessò del suo lavoro e della sua famiglia, ma fece ogni cosa assieme a Dio; il sentiero di Enoch fu quindi il sentiero della luce, il sentiero della santità, il sentiero dell’amore.

Ma quest’uomo che camminò con Dio ci appare soprattutto come un viandante, come un pellegrino che segue il suo compagno mentre questi lo porta sempre più in alto, sempre più vicino al cielo…; in trecento anni Enoch copre molta strada, si allontana sempre più da dove è partito, si avvicina sempre più alla meta del suo viaggio.

Dopo averlo seguito in questa marcia attraverso i secoli, possiamo immaginare che un giorno Dio rivolge la Sua amichevole parola al suo servo e gli dice: – Enoch, è da molto tempo che stai camminando con me ed hai percorsa molta strada in mia compagnia. Guarda come è lontana la città da dove sei uscito, quasi non si vede nemmeno! Mira invece come è prossima la stanza della mia gloria! Enoch, non puoi tornare nel luogo da dove sei partito: è troppo lontano; vieni ad abitare con me perché siamo arrivati!

“Poi disparve, perché Dio lo prese” (Genesi 5:24).

È questa la conclusione gloriosa della carriera di un uomo che non aveva accettata una religione vicina al mondo, ma che rimase fedele alla propria vocazione per camminare costantemente verso il cielo. Da una parte c’è Lot, dall’altra c’è Enoch e in mezzo c’è ognuno di noi chiamati a decidere: se vogliamo soltanto avere una religione è comodo fare la scelta di Lot, ma se vogliamo arrivare nel cielo, nel paese della nostra eredità, dobbiamo decisamente metterci dietro le orme di tutti i pellegrini di Dio e correre, correre, lasciando alle nostre spalle la città della distruzione e avvicinandoci ogni giorno di più alle mura scintillanti di Gerusalemme.

Per correre bisogna essere leggeri e per essere leggeri bisogna essere disposti a deporre le “piccole cose” che sono quelle che il diavolo ci vuol regalare per farci rimanere vicini al mondo. Quando sentiamo chiedere troppo insistentemente e troppo dolcemente: – Che male c’è?, dobbiamo fare attenzione perché il male veramente c’è.

Le “mosche morte” che cadono nel vaso del profumiere fanno fermentare l’olio odorifero, e lo guastano; le “piccole volpi” che si introducono nelle vigne in fiore, rovinano il raccolto. Basta un piccolo insetto, un piccolo animale o un piccolo peccato, una piccola mondanità, una piccola vanità per rovinare e distruggere; la vera religione infatti è : “mantenersi puri dal mondo”, non soltanto fuori, ma lontani e liberi da ogni attrazione ed influenza.

Il cristianesimo continua ad essere anche oggi redenzione perfetta e per viverlo bisogna saper rifiutare la religione, qualsiasi religione offerta dal diavolo.

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