Il diavolo non ti impedirà di vivere una religione

UNA RELIGIONE CON GLI AFFETTI NEL MONDO

… andate ora voi uomini, e servite al Signore… (Esodo 10:11)

Chi ama padre, madre più di me non è degno di me! Chi vuol venire dietro a me e non odia suo padre e sua madre, non può essere mio discepolo. Queste ed altre parole analoghe pronunciate da Cristo ci dicono qual è la regola di un vero cristianesimo: per seguire il redentore dobbiamo essere disposti a lasciare totalmente dietro le nostre spalle tutti i legami che naturalmente avviluppano la nostra vita.

La nostra professione di fede deve superare le circostanze e le persone e deve manifestarsi in quei molteplici atti di abnegazione e di fedeltà che possono suggellare in maniera concreta la nostra testimonianza. Anche soli, e forse avversati dai più intimi, dobbiamo saper muovere i nostri passi verso il cielo, dietro a Gesù Cristo che ci ha chiamati individualmente perché individualmente ci vuole fare esperimentare la Sua grazia e la Sua gloria.

Questo non vuol dire che il nostro cuore deve diventare insensibile o che dobbiamo soffocare i sentimenti e gli affetti, ma vuol dire piuttosto che “tutto” deve uscire assieme a noi dalle proprietà di Faraone. Il nostro cuore non deve rimanere allacciato alle realtà visibili del presente secolo a mezzo degli affetti o dei vincoli che esistevano prima della nostra conversione.

Naturalmente il successo più brillante l’otteniamo quando possiamo dire, come disse Giosuè: “Io e la casa mia serviremo all’Eterno”! È bello mettersi in cammino per la via del cielo assieme ai propri congiunti, ma non tutti riescono ad avere la gioia di Giosuè e del carceriere di Filippi o di Cornelio, il centurione romano.

Quando siamo costretti a metterci in cammino soli, come cristiano nel “pellegrinaggio” di Bunyan dobbiamo ugualmente sentirci sciolti dalla “città di perdizione” anche se quivi abbiamo lasciati i nostri parenti ed i nostri amici. Se i nostri passi si muovono verso il cielo e il nostro cuore è attirato da coloro che vivono in questa terra, siamo costretti, presto o tardi a ritornare indietro.

Un’illustrazione storica può farci luce su questo soggetto. – Quando nella confederazione americana esisteva ancora la schiavitù, molti poveri derelitti torturati dal massacrante lavoro al quale venivano sottoposti, specialmente negli Stati meridionali, cercavano di acquistare la libertà attraverso la fuga. La loro meta era il Canada, terra ospitale pronta ad offrire asilo e protezione. Non tutti raggiungevano lo scopo desiderato perché frequentemente, prima di varcare la frontiera venivano acciuffati e consegnati ai crudeli padroni che sempre facevano pagare duramente l’impresa tentata. Alcuni però vedevano coronato il loro sogno dal successo e potevano aprire i loro polmoni all’aria vivificante della libertà.

Quanti però raggiunta la redenzione la conservano per il resto della loro vita? È difficile stabilire una proporzione, ma molti, purtroppo, dopo un periodo di vita nuova si sentivano attirati irresistibilmente dai loro cari che avevano lasciati sotto la schiavitù e per tentare di liberarli o di aiutarli od anche soltanto per rivederli, tornavano indietro per ricadere quasi sempre nelle mani di un duro padrone vigilante e in attesa. Dopo questo terribile epilogo, difficilmente poteva essere effettuata una seconda fuga.

Il riferimento storico ha soltanto un motivo esemplificativo e non vuole fare un accostamento fra l’esperienza dei poveri negri degli Stati Uniti ed i cristiani di tutti i luoghi e di tutti i secoli: il ritorno dei negri era suscitato da uno scopo nobile, mentre il ritorno dei credenti può essere suscitato soltanto da un motivo indegno, quello di assecondare gli impulsi del sangue e della natura, in opposizione agli stimoli dello Spirito. Ma si può guardare l’esempio illustrato per comprendere quale potenza di attrazione esiste in un “affetto” non superato che crediamo di aver lasciato dietro le spalle ed invece abbiamo conservato nel cuore.

Molti credenti sono tornati indietro dopo essersi incamminati nel sentiero del pellegrinaggio cristiano e molti hanno fatto naufragio nella fede perché sono stati attirati dagli amici o dai congiunti che avevano lasciati nel mondo; purtroppo, assieme a questi, avevano lasciato nel mondo il loro cuore.

Il diavolo conosce bene la natura e la debolezza umana ed è per questa ragione che sussurra maliziosamente: – Volete essere religiosi, volete adorare Iddio? Fatelo pure, ma rimanete legati a i vostri cari che non vi hanno seguito, che sono rimasti sotto la mia giurisdizione… perché rompere amicizie o ripudiare vincoli che sono tanto profondi quanto nobili?

Coloro che si lasciano convincere da questo ragionamento accettano un cristianesimo che non consente di essere… cristiani. IL rispetto umano, l’affetto naturale, l’amicizia sociale prevalgono sotto la guida e sopra i comandamenti del Signore e non soltanto trionfa l’indugio e l’esitazione, ma si manifesta l’infedeltà.

“Lascia che mi accomiati dai miei”. “Permettimi prima di seppellire mio padre” e frasi come queste furono condannate duramente dal Maestro divino che ha sempre cercato e cerca discepoli che non lasciano nulla dietro di loro perché portano via dal mondo un cuore intiero ed uno spirito integro per consacrarli al loro Signore e Salvatore.

L’antica storia del popolo di Dio ci ricorda che anche Abramo, l’amico di Dio, fu ostacolato nell’adempimento fedele della chiamata celeste dalla presenza di Tare, suo padre; il vecchio genitore prese nelle sue mani il programma del viaggio, ma invece di condurre la piccola carovana alla meta designata la fece attendere in Charan. Doveva sopravvenire la morte di Tare per far giungere una nuova chiamata al nobile “padre della fede” e questa volta il piano dell’Eterno fu seguito con maggiore fedeltà sia pure attraverso vicende frequentemente tempestose..

Lasciare gli affetti sotto il dominio del diavolo vuol dire rinunciare alla meta gloriosa additata dal Signore. Chissà che la moglie di Lot nel riguardare indietro non abbia voluto anche volgere uno sguardo di rimpianto e di nostalgia verso le sue amicizie o verso quei generi che non si erano voluti mettere in cammino?

Ma di fronte a queste testimonianze che con il loro aspetto negativo esprimono un richiamo ed una esortazione, esistono, grazie a Dio, migliaia di episodi che proclamano un messaggio di fede attraverso le caratteristiche esplicitamente positive che presentano.
I cristiani dei giorni caldi del risveglio i soldati di Cristo, che hanno sventolato la bandiera della verità, i martiri di tutti i secoli che per amore del loro Salvatore hanno saputo “sciogliersi” dai vincoli rappresentati dagli affetti più cari: madri che non hanno abiurata la fede quando hanno loro strappato i piccoli dal seno che li allattava; figli che hanno resistito virilmente alle lagrime dei genitori che li imploravano di lasciare Cristo; spose che hanno affettuosamente ma decisamente respinte le suppliche, le ingiunzioni, le minacce dei propri mariti inconvertiti.. di questi episodi è ricca la storia del cristianesimo in ogni sua pagina.
No, Faraone! Tu non ci possederai attraverso i nostri congiunti o i nostri amici! Questa è la risposta di un cristiano che ha accettata la redenzione.

Attenzione alla religione del diavolo; alla religione che vuol legarvi al carro delle amicizie profane o che vuole asserirvi sotto il giogo di affetti umani. La decisione di un credente si deve manifestare dai primi momenti della sua conversione; egli deve subito rendere testimonianza ai suoi congiunti e a i suoi vecchi amici di quello che ha rappresentato nella grazia salifera di Cristo. Se questi vogliono mettersi in cammino lui: gloria a Dio!; se invece vogliono schernire, contrastare o soltanto trattenere è utile spezzare ogni legame che ostacola la liberazione, e prendere la corsa nel sentiero della salvezza.

Quando un cristiano indugia invece sul sentiero dell’amicizia sociale che lo lega inesorabilmente alle conversazioni profane e alle attività terrene, o quando si trattiene entro la cerchia dei vincoli naturali che lo obbligano ripetutamente al compromesso e all’infedeltà, il diavolo ha vinto.

Anche oggi, come nei secoli che ci hanno preceduti, molte contaminazioni si introducono nel popolo del Signore a mezzo del popolo “raccogliticcio” che lo circonda. Le tradizioni umane, le abitudini mondane, le mode e le vanità del presente secolo spesso sono accolte senza convinzione, ma per la necessità di far cosa gradita o di non mettersi in conflitto con gli amici e con i parenti inconvertiti, di fronte ai quali esistono sentimenti di rispettosa subordinazione.

Questa posizione non è una posizione di autentica libertà: dobbiamo sentirci padroni in Dio della nostra personalità; nulla deve essere rimasto dietro di noi come motivo d’attrazione o come mezzo d’influenza affinché non soltanto possiamo muovere i primi passi fuori dall’infuocata e contaminata terra egiziana, ma possiamo anche, in assoluta libertà, perseverare nel cammino della salvezza fino al paese che ci attende oltre le rive del Giordano.

Non lasceremo nulla nelle tue mani, o Faraone, ma liberi, assolutamente liberi proseguiremo il nostro cammino nel piano della redenzione! Questa dichiarazione deve essere espressa da ogni credente attraverso una chiara testimonianza di fede; tutti, e primo fra tutti coloro i quali sono stati liberati dal Figliuolo sono veramente liberi perché non soltanto sono usciti dal paese d’Egitto, ma non sono legati ad esso da pensieri nostalgici o da vincoli sottili. Per loro non ci sono più gli amici, genitori, coniugi, fratelli, figliuoli, perché tutto ciò che hanno lo hanno in Cristo che va davanti a loro nel cammino della gloria.

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