Il diavolo non ti impedirà di vivere una religione

UNA RELIGIONE CON I BENI DEL MONDO

… solo le vostre greggi e i vostri armenti saranno fatti restare (Esodo 10:24)

Ormai Faraone ricorre alle ultime risorse della generosità: – Potete andare, potete andare dove volete e per quanto tempo desiderate – potete andare anche con le vostre famiglie… dovete lasciare presso di me soltanto i vostri beni, i vostri armenti, le vostre greggi!
Mosè non accoglie l’insidiosa offerta e risponde decisamente: – “Anche il nostro bestiame verrà con noi, senza che ne rimanga pure una unghia; perché di esso noi abbiamo a prendere per servire al Signore Iddio nostro…”

Questa volta il colloquio è burrascoso e la rottura sembra essere definitiva; in realtà Mosè farà ancora altre esperienze e Faraone continuerà a compiere i suoi tentativi, ma per il momento la lotta sembra conclusa. Da una parte rimane l’ira e la durezza di un nemico che dichiara: – Potete avere anche una religione ma deve essere quale io la voglio; Dall’altra c’è la decisione di un credente, di un servo di Dio che risponde: – Noi dobbiamo eleggere la “religione” che ci mette in possesso della “redenzione” che ci è offerta da Dio. La decisione di Mosè prevale ed egli riesce a condurre il popolo del Signore fuori dalla fornace di fuoco d’Egitto, in cammino verso il paese della promessa.

Quel che Dio chiede ad un servo o ad un credente è soltanto un atto di fede vera, di fede decisa; tutto il resto viene dalla Sua mano onnipotente che è sempre distesa per combattere e per dare la vittoria.

La decisione di Mosè deve essere manifestata anche oggi, perché il Faraone che contrasta la nostra fede rinnova ogni giorno le proposte antiche ed egli è pronto ad offrirci il compromesso di una “religione corrispondente ai suoi desideri infernali”. Sono le stesse parole di ieri e il diavolo le sussurra dolcemente al nostro cuore: – Volete essere cristiani? Volete essere membri di una chiesa o di una denominazione? Siete liberi! Non è necessario però che portiate con voi, nel cammino religioso, l’ingombro dei vostri beni, delle vostre ricchezze, dei vostri talenti, delle vostre professioni; lasciate questo carico gravoso qui in Egitto e seguite voi, soltanto il vostro cammino religioso.

La proposta sembra ragionevole, anzi addirittura generosa, ma nasconde una delle più sottili insidie concepite dall’inferno; quando vogliamo essere cristiani soltanto con le nostre persone, prescindendo da tutto quello che ci concerne o che possediamo, non riusciamo ad essere cristiani affatto. Non è possibile essere cristiani nel cantare gli inni sacri quando siamo mondani nel nostro lavoro; non è possibile essere spirituali quando eleviamo le nostre preghiere e siamo anche carnali nell’uso delle nostre ricchezze.
Un cristiano è cristiano soltanto se porta con sé nel sentiero del proprio pellegrinaggio tutto, tutto quello che possiede; deve portare con sé i propri beni, la propria professione, i propri talenti…insomma tutte quelle cose che può usare per onorare il nome di Cristo nella pratica di una religione integrale e sincera.

Fra le tenebre fitte di questo mondo contaminato dal peccato deve risplendere la luce di quei credenti che sanno dimostrare che tutto può essere consacrato a Cristo. Si devono vedere chiaramente per la loro onestà e per la loro rettitudine i “commercianti cristiani”, gli “industriali cristiani”, gli “artigiani cristiani”, gli “operai cristiani”, i “possidenti cristiani” o i “professionisti cristiani”, cioè tutti quei cristiani che son usciti dal mondo senza lasciare dal mondo senza lasciare nulla nelle mani del diavolo.

Quando la religione concede di essere spirituali in chiesa e peccatori nella vita, od offre la possibilità di essere membri di una comunità e di usare le proprie ricchezze in opere vane o immorali, vuol dire che viene direttamente da diavolo. Un pellegrinaggio verso Canaan impone assolutamente di portare tutto quel che si possiede nel sentiero di Dio.

Abbiamo visto sovente persone che facevano professione di cristianesimo e che pure trattavano i loro affari o esercitavano i loro lavori in uno spirito di frode: commercianti disonesti, operai fraudolenti, ricchi gaudenti; costoro avevano una religione, ma non certamente quella religione immacolata che rende approvati davanti a Dio.

Tempo addietro è stata data molta pubblicità alla notizia che molti artisti dello schermo, divi e dive di Hollywood, capitale ideale del mondo della pellicola, avevano accettata la salvezza mediante una “decisione” di fronte a Cristo. La notizia, ricca di particolari, era entusiasmante perché parlava della conquista di una delle più agguerrite, delle meno espugnabili roccaforti del diavolo, ma … un piccolo, insignificante dettaglio (almeno così sembrava all’occhio del cronista) bastava per spegnere tutto il calore dell’entusiasmo: “Tutti questi attori ormai divenuti cristiani continuavano serenamente la loro carriera artistica”.

Evidentemente Faraone li aveva convinti che il lavoro non c’entra affatto con la religione e che quindi si può essere cristiani e continuare quel mestiere di “finzione e di peccato” che avevano precedentemente esercitato.

Uscite voi, avrà detto il diavolo, uscite voi ed entrate pure nella chiesa che più vi piace, ma lasciate qui, presso di me il vostro talento artistico perché io possa usarlo a beneficio delle moltitudini d’Egitto. Ecco lo spettacolo strano di un popolo che dichiara di camminare alla luce di Dio, ma intanto offre le proprie facoltà per saziare e per soddisfare le voglie peccaminose dei pagani di un mondo contaminato.

Come è diversa invece la testimonianza di quegli artisti dell’arte lirica che in Svezia furono raggiunti dal messaggio della redenzione cristiana e l’accettarono per uscire dai teatri, per voltare le spalle alle folle plaudenti, per rinunciare ai cospicui benefici economici e consacrare tutte le loro abilità canore per cantare soltanto la gloria di Colui che regna nei secoli.

Questa testimonianza sembra somigliante, pur nella varietà delle caratteristiche esteriori, a quella di quel credente che quando già si trovava nella vasca battesimale chiese che qualcuno andasse a prendergli la giacca che aveva lasciata nel vestibolo. Gli portarono la giacca ed egli, in mezzo alla meraviglia dei presenti, estrasse il portafogli e poi disse: – Voglio che sia battezzato assieme a me perché desidero sinceramente che anche il mio portafogli divenga cristiano.

Gesù Cristo vuole proprio questo. Egli ci ha liberati totalmente e vuole che usciamo dal mondo in piena libertà, recando con noi tutto quel che ci appartiene: abbiamo intelligenza o cultura? Abbiamo lavoro o ricchezze? Abbiamo energie o capacità?

Nulla deve rimanere sotto il dominio del diavolo, nelle mani di Faraone perché con queste cose noi dobbiamo servire il Signore.

Non dobbiamo pensare che Iddio ci accetta soltanto se abbiamo queste cose, no! Iddio ci accetta anche se non abbiamo nulla, ma se abbiamo qualche cosa, Egli non vuole che venga usata per scopi infernali, anzi È pronto a ricordarci: “Il SIGNORE NE HA BISOGNO”.

Non ti lasceremo nulla Faraone, porteremo tutto con noi nel cammino della fede e non abbandoneremo nei tuoi confini neppure un’unghia di quel che possediamo. Questa dichiarazione deve essere la nostra dichiarazione, e questa decisione ci deve accompagnare fino al paese della promessa affinché il nostro cristianesimo possa essere autentico fino al punto che tutti abbiano la possibilità di vedere che la nostra vita, assieme a tutto quello che ci concerne e ci appartiene, porta il segno evidente della redenzione cristiana.

La redenzione cristiana si dovrà vedere nella gioia dei nostri volti e nel fervore delle nostra riunioni; si dovrà manifestare attraverso il calore dei nostri cantici e la decisione delle nostre preghiere, ma dovrà anche inequivocabilmente apparire dal modo come ci comportiamo nella nostra vita familiare, sociale, lavorativa; dal modo come usiamo le nostre capacità, come esercitiamo la nostra intelligenza, come spendiamo il nostro denaro, come amministriamo i nostri beni.

Se abbiamo portato tutto con noi, tutto fuori dal paese d’Egitto… tutta la nostra vita risulterà libera e feconda alla gloria di Dio, ma se abbiamo accettata una comoda religione offertaci dal diavolo, riusciremo ad avere soltanto “la forma della pietà”, senza realizzare e manifestare la potenza di essa.

Eccoci alla conclusione:

-Vogliamo anche noi avere una religione da gettare nel bagaglio dei necessari accessori della vita?
Se la vogliamo, possiamo agevolmente sceglierla fra quelle offerteci dal Faraone infernale.

Ma se il desiderio vivo dell’anima è quello di esperimentare pienamente la redenzione che Cristo è venuto a portarci dal cielo, rifiutiamo tutte, tutte indistintamente le religioni che il diavolo ci vuol dare, ed abbandoniamoci fiduciosi e senza riserve fra le braccia di Colui che ha incominciata un’opera buona in noi e vuol portarla a compimento fino al giorno che finalmente, dopo la liberazione, dopo il pellegrinaggio, dopo il Giordano varcheremo i confini del paese benedetto dell’eredità celeste, gloriosa ed eterna: Amen!

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