“Il mio arresto mise fine alle azioni criminali che commettevo…” – Storia di Giovanni Migliore

Mi chiamo Giovanni e voglio raccontarvi la meravigliosa esperienza del miracolo di salvezza che Cristo Gesù ha fatto nella mia vita.

Provengo da un quartiere popolare della città di Napoli. Sono nato in una famiglia numerosa con gravi problemi economici; non ho avuto un’infanzia felice e fin da ragazzo ho iniziato a vivere per strada intraprendendo la via della delinquenza. Cosa, questa, molto comune tra i ragazzi del mio quartiere che, come me, avevano una famiglia molto povera e disagiata, e che, regolarmente, non terminavano neanche la scuola dell’obbligo.

Il mio unico desiderio era quello di fare tanti soldi, pensando così di poter evadere da un contesto di degrado che mi arrecava tanta sofferenza.

Vivevo come un piccolo delinquente mirando a diventare come mio fratello maggiore, che si era già fatto un “nome” nel quartiere e che era già stato tante volte in carcere. Avevo molti amici, con i quali fin dall’età dell’adolescenza fumavo spinelli; il passo verso l’eroina fu breve.

Era l’estate del 1980. In quel periodo si verificò tra i giovani un boom dell’eroina. Molti divennero schiavi della droga ed anche due dei miei fratelli maggiori caddero nella tossicodipendenza. Anche un altro mio fratello, più tardi, iniziò a far uso di eroina morendo per overdose. Io stesso per ben 5 volte ho sperimentato l’overdose; grazie a Dio tutte le volte mi sono svegliato dal coma.

L’eroina ha bruciato 10 anni della mia vita; il carcere era diventata la mia dimora. Nell’ottobre del 1990 uscii dal carcere, dopo 3 anni di reclusione. Avevo già totalizzato più di 7 anni di prigione, incluso il carcere minorile. Lasciai il carcere molto determinato a non toccare più l’eroina ma, nello stesso tempo, a riprendere la scalata nel mondo del crimine. Proprio in quel periodo, però, il Signore parlò al mio cuore per mezzo di una persona che conoscevo bene.

Una sera mentre uscivo di casa trovai una persona inginocchiata fuori dalla porta. Al momento pensai che si trattasse di un drogato che si era sentito male, ma mentre mi chinavo su di lui per aiutarlo, questa persona si rialzò. Lo riconobbi subito: era mio fratello Lello che non vedevo da tanti anni. Entrando in casa gli chiesi cosa facesse inginocchiato a terra e lui mi rispose che stava pregando DIO perché parlasse al mio cuore ed a quello dei nostri familiari. Rimasi veramente stupito dalla sua risposta, perché nella mia famiglia non era mai esistito nessun tipo di fede.

Mi iniziò a raccontare di come Gesù aveva cambiato la sua vita liberandolo dalla droga e dalla delinquenza. Rimasi colpito nel vedere il suo volto: era gioioso, i suoi occhi erano pieni di luce e aveva una espressione raggiante. Ma più di questo rimasi sorpreso dal vederlo piangere. Per noi le lacrime erano un segno di debolezza e motivo di vergogna; ma in quel momento egli piangeva e mi diceva: “…credimi Gesù esiste davvero, si è rivelato vivente nella mia vita… come potrei raccontarti una bugia… sono tuo fratello!”.

La testimonianza di mio fratello mi sconvolse. Il mio orgoglio e la mia incredulità, però, mi impedivano di accettare l’esistenza di un Dio. Tuttavia quelle parole penetrarono nel mio cuore e risvegliarono la mia coscienza. Quella notte non riuscii a dormire pensando a mio fratello.

Tutto ciò non riuscì per il momento a fermarmi nelle mie vie malvagie. Devo confessare, però, che iniziai a sentire dentro di me in maniera pressante il peso delle azioni che commettevo. Sentivo una “voce” che mi accusava. Iniziai ad incolpare mio fratello per i sensi di colpa che mi attanagliavano. Dicevo: “…da quando mi ha parlato di questo Dio, della salvezza e della condanna eterna per coloro che non si ravvedano, io non sto più bene”. Iniziai a soffrire di ansia depressiva, odiavo la mia vita e ciò che facevo, ma non riuscivo a smettere.

Finalmente guadagnavo i soldi che avevo sempre desiderato, ma la mia vita non cambiava: mi sentivo vuoto e senza pace. Iniziai a fare uso di cocaina, anzi, per soffocare il mio senso di fallimento, mi “tuffai” nella droga e nei giochi clandestini.

Nel 1992 mi sposai con la speranza che il matrimonio ed i figli avrebbero cambiato la mia vita. Non fu così. Potevo vivere qualche attimo di felicità, ma la mia condizione non cambiava; mi trascinavo in questa situazione con la paura che prima o poi sarei morto di overdose o ammazzato in qualche conflitto a fuoco.

Devo ringraziare Dio che non ha permesso che io morissi senza il suo perdono. Nel dicembre del 1995 fui arrestato ad Arezzo per alcuni reati molto gravi. Al primo processo fui condannato a 10 anni, più 4 anni di colonia agricola.

Il mio arresto mise fine alle azioni criminali che commettevo e che ormai non sopportavo più, ma non mise fine ai miei mali interiori, che invece aumentarono. L’ansia e la depressione erano ormai croniche… avevo preso molti anni di carcere ed altri erano in arrivo. Come se tutto ciò non bastasse il medico del carcere mi avvertì che, a causa della droga, avevo contratto una malattia al fegato molto grave.

Le speranze di uscire vivo dal carcere si erano ridotte a zero. Mi portarono nella clinica di Arezzo per una biopsia ed altri accertamenti, quindi tentarono di curare la malattia con una terapia di interferoni. Il risultato fu negativo. Ormai ero senza forze e non avevo più speranze. La paura di morire si trasformò nel desiderio di morire. Pensavo che nella morte avrei trovato la pace tanto agognata.

Per punizione fui trasferito in una cella d’isolamento e lì cercavo il modo di farla finita. Ero disperato. Incominciai a pensare ai miei familiari, a mia figlia e al dolore che avrei provocato in loro. Mi venne alla mente anche mio fratello e tutto ciò che mi aveva raccontato riguardo alla sua salvezza in Gesù.

Mentre pensavo alle sue parole sentivo che dentro di me succedeva qualcosa. Sembrava quasi che quelle parole mi ridessero speranza. Iniziai a guardare il cielo attraverso un piccolo finestrino. Sentivo le parole di mio fratello quando mi diceva: “Gesù esiste e mi ha salvato… vuole salvare pure te”. Caddi in ginocchio e incominciai a piangere. Sentivo il peso di tutti i miei mali. Cominciai ad invocare il suo nome, a chiedergli di salvare anche me come aveva fatto con mio fratello e di perdonare tutti i miei peccati.

Mentre continuavo a piangere e ad invocare il suo aiuto mi sentivo svuotare da tutto il male che avevo dentro, mentre un senso di pace invadeva il mio cuore. Non mi resi conto di quanto tempo avevo trascorso in ginocchio. Mi rialzai ed in modo placido e sereno mi stesi sul letto, addormentandomi. Al mattino successivo, al mio risveglio, trovai il bicchiere con le gocce di valium che l’infermiere mi lasciava tutte le sere. Era la prima volta che dormivo senza assumere quelle gocce.

Iniziai a meditare su Dio ripetendo a me stesso che Gesù esisteva davvero. Sentivo un grande desiderio di pregare Gesù e lo facevo continuamente. Stavo bene, avevo riacquistato le forze e la speranza, non avevo più paura e l’ansia era svanita. Mi sentivo sereno, capivo che era avvenuto qualcosa di miracoloso nella mia vita anche se non conoscevo niente della Bibbia e neanche del piano di salvezza in Cristo Gesù. Le uniche parole che custodivo nel cuore erano quelle che avevo sentito da mio fratello.

Dopo alcuni giorni mi trasferirono nel carcere di Pisa e dopo 4 giorni ebbi la visita di mio fratello. Per me fu motivo di grande gioia. Gli raccontai di come Gesù mi aveva liberato. Vi lascio immaginare la felicità di mio fratello. Trascorremmo le due ore di visita parlando di Gesù. Per l’occasione mio fratello mi aveva portato una Bibbia che iniziai a leggere. Più conoscevo il Signore e più la mia vita veniva trasformata dalla sua Parola. Perfino i valori della mia malattia ritornarono nella norma.

Oggi posso testimoniare che il miracolo più grande fatto da Dio nella mia vita è la salvezza donatami in Cristo Gesù. Egli ha trasformato la mia vita, il mio cuore, il mio modo di vivere e di pensare. Sono nato di nuovo in Gesù, le cose vecchie sono passate e tutto è diventato nuovo. Come il salmista nel salmo 116 dico: “I legami della morte mi avevano circondato, le angosce del soggiorno dei morti mi avevano colto; mi aveva raggiunto la disgrazia e il dolore, ma io invocai il nome del Signore; io ero ridotto in misero stato ed Egli mi ha salvato”.

Dio, però, non si è fermato alla salvezza. Nella Sua parola è scritto di cercare prima il Suo regno e la Sua giustizia e tutto il resto ci sarà sopraggiunto!

Nel processo d’appello ebbi modo di testimoniare alla Corte dell’opera di salvezza che Gesù aveva compiuto nella mia vita. La pena mi fu ridotta ad 8 anni e 6 mesi, ma, grazie a Dio, dopo appena tre anni si aprirono le porte del carcere e potei scontare il resto della condanna in affidamento sociale.

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Il Signore mi ha fatto grazia di trovare un lavoro e di restare ad abitare in Toscana. Nel 2004 ho finito la mia pena. Oggi sono a tutti gli effetti una persona libera e per tutto questo devo ringraziare solo il mio Signore e Salvatore Gesù Cristo. Da quando l’ho conosciuto non mi ha mai abbandonato, mi ha sostenuto nelle prove ed in tutte le difficoltà. Egli è vivente nella mia vita e lo può essere anche nella tua. A Dio sia la gloria.

DIO VI BENEDICA.

Fonte: dal sito dueperuno

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