Libertà religiosa

La configurazione formale della libertà religiosa nei paesi dell’Unione Europea è molto diversa. La varietà è ovviamente dovuta alla diversità storica e culturale dei vari Paesi. Vi sono, ad esempio, all’interno dell’Unione Europea (la situazione si è però recentemente complicata con l’allargamento dell’UE) almeno tre differenti tipologie di soluzioni al problema del rapporto tra Stato e Chiese:

a) sistema della confusione formale, dove una Chiesa possiede uno status giuridico speciale il quale prevede – tra le mlte cose – un diritto ad una tassazione particolare, legami molto stretti e formali tra gli organismi ecclesiastici e quelli statali. È il caso di Inghilterra, Grecia, Svezia, Finlandia e Danimarca, e in parte anche in Norvegia e in Islanda.

b) sistema della separazione. Esistono cioè Paesi che non hanno quasi nessun legame formale tra Stato ed enti religiosi (Olanda, Irlanda, Francia).

c) Sistema del privilegio. Cioè, ci sono Paesi in cui Stato e Chiese sono formalmente separati gli uni dagli altri, ma dove ci sono documenti giuridici in forma di trattati o di altri accordi (concordati e intese) tra le parti o di legislazioni parallele che proteggono forme di pesanti privilegi (è la situzione di Belgio, Spagna, Italia, Portogallo).

La realtà, però, si evolve. E negli ultimi sessanta anni la situazione religiosa nei vari paesi è diventata sempre più plurale. Si tratta di una dinamica dovuta ad almeno due motivi; innanzitutto alle ecologie culturali e ai movimenti sociali quali: la globalizzazione, l’immigrazione, la mobilità di credenti di altre chiese cristiane e di altre religioni; poi, l’altro fattore alla base di questo pluralismo è un forte processo di secolarizzazione e di concentrazione individualistica, che ha indotto le persone a scegliere o respingere una fede religiosa perché ognuno si vuole costruire la “propria religione”, auto-giustificandosi, lavorando un sistema di significati esistenziali, provando insomma a confezionarsi una qualche “esperienza spirituale” e/o (quasi) religiosa.

Tutto questo implica che se da un lato i problemi in materia di libertà di religione, quindi, variano da Paese a Paese a causa delle differenze già menzionate tra Stato e Confessione dominante, dall’altro le difficoltà e le contraddizioni tendono naturalmente ad aumentare con il crescente pluralismo religioso all’interno dei vari Paesi.

Dopotutto, la situazione piuttosto omogenea della religiosità di nazioni come l’Italia sta cambiando – ed è sotto gli occhi di tutti – piuttosto rapidamente nel corso degli ultimi decenni.

Come fare per monitorare o almeno osservare con intelligenza critica un fenomeno di tale portata? Penso che occorra partire da una comprensione multi-prospettica della libertà religiosa.

In primo luogo c’è la questione della neutralità (reale, non fittizia) dello Stato, tale per cui ogni confessione religiosa e/o visione del mondo deve essere trattata allo stesso modo, con pari opportunità.

In secondo luogo occorre disciplinare le sfere d’influenza e di azione degli organismi ecclesiastici e delle istituzioni religiose, riconoscendo da un lato la loro piena autonomia, dall’altro garantendo il rispetto delle varie attribuzioni e responsabilità (e dei confini).

Infine ci sono le questioni riguardanti la libertà dei singoli cittadini a essere adeguatamente informati, per scegliere con intelligenza, valorizzando il loro impegno e la loro irriducibile dignità.

La fusione tra Chiese e Stato, il constantinismo vecchio e nuovo, ha illuso per troppo tempo i cristiani e i non cristiani su quali fossero i veri parametri dell’identità cristiana, i suoi segni inevitabili. Di fatto ha prodotto eresie ipnotiche, ideologie coatte e pesanti idolatrie che – ancora oggi, nel XXI secolo – facciamo fatica a contenere e decostruire. Bisogna, però, iniziare. L’urgenza della verità lo impone.

E, come cristiano, credo sia legittimo manifestare il desiderio che nella piena libertà e nella più radicale responsabilità, la differenza del Vangelo (cioè evangelica) emerga nella sua forza e nel suo splendore. Magari cercando di capire come la cristianità sia spesso altra cosa dalla fede cristiana.

Fonte: dal blog trasformare, di Giuseppe Rizza

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