Complesso d’inferiorità

Sicuramente tutti abbiamo sentito parlare del “complesso d’inferiorità” e sappiamo che cos’è; ma non tutti forse conosciamo le maschere sotto le quali generalmente si cela questa penosa sensazione di valere meno degli altri.

In qualcuno il senso d’inferiorità si nasconde dietro a un comportamento arrogante: ci si costruisce una facciata di sicurezza, si assume un’aria di sufficienza e si guardano gli altri dall’alto in basso. Spesso questo è un segnale del fatto che dietro la facciata non c’è alcun palazzo, ma solo una catapecchia pericolante.

C’è chi invece mette in atto la propria compensazione, vantandosi del proprio denaro o delle proprie capacità. La storia evangelica del pubblicano Zaccheo (Luca 19:1-10) riguarda il complesso d’inferiorità e il tentativo del protagonista di compensarlo. Zaccheo era di bassa statura e cercava di compensare questa sua limitatezza accumulando del denaro: egli credeva che, diventando l’uomo più ricco, sarebbe stato finalmente considerato e stimato da tutti. Ma più egli attuava questo suo proposito, più veniva evitato e rifiutato da tutti.

Spesso chi si sente “piccolo”, inferiore agli altri, cerca di compensare il disagio con l’apparire, con il diventare il primo della classe o con l’accumulare quanta più ricchezza possibile. Nel desiderio di valere qualcosa agli occhi degli altri, si esagera nella descrizione delle proprie capacità ed esperienze. Ma la reazione naturale verso chi si mette sempre in mostra in famiglia, sul posto di lavoro o nella comunità è il rifiuto. Gesù guarisce la mancanza di autostima di Zaccheo semplicemente guardandolo e autoinvitandosi a pranzo da lui. Nessuna condanna, nessun rimprovero, egli accetta Zaccheo incondizionatamente. Ciò trasfo rma il pubblicano ricco e avaro. Egli non prova più il bisogno di rendersi grande, ma restituisce quattro volte di più il maltolto e dà la metà dei suoi beni ai poveri. Così si sente uomo fra gli uomini, cerca la comunione con gli altri e condivide con loro i propri averi e la propria vita.

Per Alfred Adler la guarigione del senso d’inferiorità passa esclusivamente attraverso il senso di comunione. Sembra che il Vangelo voglia dire proprio questo attraverso la storia di Zaccheo: non la concentrazione su se stessi, non la ricerca di riconoscimento e d’importanza, ma la disponibilità di darsi agli altri, di condividere con essi la propria vita. Nella convivenza con gli altri sento di avere valore, mi sento un membro accettato della comunità umana.

Fonte: Laparola.info

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