Bibbia, il libro più tradotto, ma in Italia è poco letto

È libro più diffuso e tradotto al mondo, in oltre 2.400 lingue diverse. Un record. Ma in Italia – come in altri paesi cattolici – la Bibbia resta un oggetto misterioso. Così un’indagine Eurisko, commissionata dalla Federazione biblica cattolica e presentata in Vaticano, fotografava nel 2008 il livello di conoscenza del testo sacro che è uno dei cardini della religione cristiana.

A tre anni di distanza c’è da scommettere che poco sia cambiato e lo studio torna d’attualità dopo le parole pronunciate oggi dal papa, che ha invitato a leggere la Bibbia durante le vacanze. L’indagine poggia su un campione di 13 mila persone interpellate, suddivise in nove paesi: Stati Uniti, Gran Bretagna, Olanda, Francia, Germania, Italia, Spagna, Polonia e Russia. Ad esempio solo il 14% degli italiani intervistati ha risposo esattamente ad alcune domande di conoscenza base della Bibbia: i Vangeli sono parte della Bibbia? Gesù ha scritto libri della Bibbia? Chi tra Mosè e Paolo era un personaggio dell’Antico Testamento? Chi ha scritto un vangelo tra Luca, Giovanni, Paolo e Pietro?

Le cose, per la verità, non sono andate molto meglio negli altri Paesi: solo il 17% ha preso pieni voti negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, il 15% in Germania, l’11% in Francia, l’8% cento in Spagna. I più bravi nella classifica sono risultati i polacchi, con un 20%, e i più ignoranti i russi con appena il 7%.

L’Italia si è piazzata negli ultimi posti anche come lettura della Bibbia in generale: se il 75% degli statunitensi afferma di aver letto un brano biblico negli ultimi 12 mesi, solo il 27% degli italiani può dire lo stesso. Peggio stanno altri due Paesi cattolici, la Francia (il 21%) e la Spagna (il 20%). Agli italiani piace molto ascoltare le omelie e le prediche, seguire in tv le trasmissioni religiose e pregare con parole proprie, più che trascorrere il proprio tempo sui libri sacri. Tuttavia gli italiani, che pure si proclamano cattolici all’88%, non si sono distinti nemmeno per la partecipazione ai riti religiosi: solo il 32% frequenta assiduamente le chiese, contro un 55% dei polacchi e un 45% degli statunitensi. Tra gli ortodossi russi solo il 6% va a messa ogni domenica. Altissima invece la percentuale di credenti italiani che ha la sensazione di godere della protezione di Dio (il 79%); in Polonia sono il 79%, in Russia il 78%. In Francia solo il 47%.

Interessanti anche i dati su come vada interpretata la Bibbia, se in modo fondamentalista (cioè presa alla lettera) o critico: per il 27% negli Stati Uniti, il 23% in Italia, il 34% in Polonia e il 21 % in Russia, i testi biblici vanno considerati «parola di Dio» alla lettera.

Se l’inchiesta statistica fotografa un presente segnato da molta confusione e ignoranza, gli italiani sembrano ben disposti a migliorarsi sul fronte biblico nel futuro: il 28% degli intervistati ritiene che la Bibbia dovrebbe essere studiata nelle scuole, e il 34% è abbastanza favorevole a questa idea. Totalmente contrario a un simile progetto solo l’11% degli intervistati, mentre «abbastanza in disaccordo» si dichiarava il 10%.

Fonte: Leggo Italia, 3 agosto 2011 – tramite Evangelici.net

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