India, la persecuzione continua

A Lathikata, Banapur (Stato di Orissa), un gruppo di estremisti indù ha preso di mira tre famiglie di cristiani appartenenti alla Missionary Grace Fellowship, minacciandole e facendo loro pesanti pressioni affinché abbandonassero la loro fede in Gesù per convertirsi all’induismo. Secondo il Global Council of Indian Christians, le tre famiglie si sono dette pronte ad affrontare ogni forma di persecuzione da parte loro, ma non ad abbandonare la loro fede.

A Bighapur, Unnoa (Stato di Uttar Pradesh), in quello che sembra un piano ben architettato, un gruppo di estremisti indù del movimento Bajrang Dal ha fatto irruzione in un locale dove si svolgeva un incontro di preghiera organizzato dai pastori A.B. Singh, Ganga Prasad e Robert, accusandoli di aver convertito al cristianesimo con la violenza alcune persone e chiamando in causa anche la polizia locale, che senza esitazioni ha arrestato alcuni membri della comunità. Agli arresti e ai successivi rilasci su cauzione, sono seguite minacce fisiche.

A Midnapur (Stato del Bengala Occidentale), un gruppo di estremisti indù ha attaccato la scuola di St. Priscilla, picchiando il leader della comunità e padrone della scuola, Nathan Hazre, e la moglie Sabitha Hazre. L’accusa, ovviamente infondata, è sempre quella di convertire la gente con la violenza, e le minacce contro questi due cristiani sono terribili: se continueranno le loro attività scolastiche, saranno bruciati vivi come accadde ai missionari australiani nel 1999 nello stato di Orissa. La polizia al momento non ha preso provvedimenti, ha semplicemente raccolto la denuncia. All’intolleranza e alle aggressioni, si aggiunge sempre l’immobilismo (quando non è addirittura connivenza) della polizia.

Stessa sorte per il pastore Sunil Masih, nel villaggio di Pali, Korba (Stato di Chhattisgarh), aggredito e picchiato da un gruppo di estremisti indù del partito Bharatiya Janata, accusandolo sempre di aver convertito con la forza la gente della sua comunità.

Si potrebbe, purtroppo, continuare con molti altri esempi sia di aggressioni avvenute nel solo mese di luglio 2011 preso in esame in quest’articolo, sia della colpevole indolenza (o complicità) della polizia locale, ma basti sapere che ogni accusa mossa contro questi cristiani decade miseramente per mancanza di prove, intanto rimangono le botte, i danni, le aggressioni, le minacce e le pressioni che incutono terrore alla minoranza cristiana, evidentemente non tutelata dalle autorità indiane.

Fonte: Porte Aperte tramite Evangelici.net

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