L’azzardo tra gioco e fede

Giuseppe Rizza - È possibile riflettere evangelicamente sul gioco d’azzardo contemporaneo nelle sue diffusissime forme (dalle lotterie ai gratta-e-vinci, dalle slot machine all’accattivante win-for-life)? Penso di si.

Non si tratta di recriminare o condannare – a priori – tutti e tutto. Senza dubbio ci sono coloro che usano il gioco e le lotterie come strumenti funzionali alla socializzazione (si pensi alla persona anziana che frequenta con molto controllo i tavoli del bingo come opportunità relazionale) o che semplicemente usano responsabilmente il rischio come puro divertimento e occasione di relax. No, non si tratta neanche di contrastare il gioco in quanto tale, ma di riportarlo nell’alveo naturale del divertimento e dell’impiego ragionevole delle proprie capacità, sottraendolo al caso e all’azzardo.

Esporsi consapevolmente all’abbaglio di favolosi montepremi, lasciarsi circuire da comunicazioni ammiccanti, sperare di liberarsi dalle molte pressioni della vita quotidiana, significa spesso ipotecare il proprio futuro, esporsi al baratro del indebitamente senza fine, rischiando di ritrovarsi nella morsa dell’usura. Il problema è sistemico.

A partire dall’aspetto soggettivo ed esistenziale. Il gioco è quasi sempre un esercizio di avarizia e cupidigia, e si tratta di comportamenti idolatrici, pericolosi per la loro leggerezza, semplicità è accessibilità [Col 3,5; Mt 6,24, Ef 5,5. Il gioco d’azzardo viola il I°, II°, VIII° e X° comandamento].

Ne è interessato anche l’aspetto sociale. Il gioco d’azzardo e la molteplicità delle lotterie sono una netta negazione di un etica del lavoro [Ef 4,28] e della responsabilità [Gen 1,28; Gen 9,1-2; Sal 24,1; Mt 25,14-3] che lega il lavoro alla produzione di reddito. La visione che si trasmette è quella del coltivare sogni costosi dove improvvisamente la ricchezza e la felicità irrompono nella – finora triste e cupa – vita di qualcuno [Prov 21:25-26, Prov 28,20-22]. Più che un etica del lavoro si incoraggia l’ozio e la pigrizia [2 Ts 3,10]. Queste distorsioni interessano poi soprattutto le fasce più vulnerabili ed economicamente deboli della popolazione, consolidando forme di disuguaglianza e di ingiustizia [L’invito biblico è invece quello dell’autocontrollo: Ef 5,18; Gal 5,22-23; *** 2,11-12; 1 Pt 5,8; a vivere in uno stato di soddisfazione: 1 Tm 6,6-10]. Fenomeni di compulsione e di vera dipendenza da forme di gioco d’azzardo sono, infatti, in forte aumento e gli effetti familiari, sociali ed economici delle ludopatie contemporanee sono rovinosi per il vivere sociale.

Infine, il gioco d’azzardo presuppone convinzioni e orizzonti di senso pericolosi e non sostenibili. Il pensiero razionale è sistematicamente scoraggiato e la truffa e attentamente organizzata con l’avallo dello Stato. La razionalità è così soppiantata dalla superstizione a da rituali pro-fortuna. Il caso è glorificato, nel tentativo che manifesti una qualche generosa benevolenza [La sovranità di Dio è quindi negata Gb, 42,2; Rom 11,36; Col 1,16-17; Eb 1,3. Fidarsi di Dio è in antitesi a sperare nella fortuna, Is 65,11. Invece occorre ricercare il regno di Dio ed avere fiducia che Dio risponderà ai nostri bisogni, Mt 6,30-34; Fil 4,19].

Fonte: Giuseppe Rizza, dal sito trasformare.blogspot.com

Questo articolo è stato pubblicato il 25/01/2011 ma lo ripropongo oggi… perché mi rendo conto che è sempre più diffuso il “gioco d’azzardo” nelle nostre città ma anche on-line, e tutto questo finisce per arricchire pochi a scapito di molti.

Insomma, una grande “illusione” che porta solo sofferenza a chi sta intorno alle persone che giocano. Credetemi, ci sono persone che non portano lo stipendio (o la pensione) a casa perché spendono tutto nei diversi tipi di giochi-mangia-soldi.

Invece, Dio desidera non solo avere una relazione di Padre e figlio con noi ma anche benedirci… sapendo però che queste benedizioni non sarà attraverso il gioco.

Vinicius S. Farinelli

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