La Bibbia: mito o realtà?

(…) Proponiamo qui una testimonianza chiara della nostra fede.

Relativismo e pluralismo

Affermare che Gesù è l’unica via che porta a Dio, secondo quanto l’apostolo Giovanni (Gv 14:6) afferma nel suo Vangelo (citando una dichiarazione solenne di Gesù, N.d.T.) è inaccettabile per i pensatori post-moderni, i quali sono convinti che ogni gruppo religioso abbia le sue proprie credenze, i suoi propri percorsi spirituali, i suoi propri obiettivi, ma che nessuno di loro abbia accesso alla verità. Non esiste una verità, ma esistono piuttosto delle verità, dei modi diversi di concepire e di vivere la propria spiritualità.

Dichiarare che Gesù è la verità, che è l’unica via significa compiere un sacrilegio nei confronti dei due dèi moderni della tolleranza e del pluralismo.

Inoltre, è allo stesso modo bandito chi esalta i valori biblici che definiscono in modo chiaro e assoluto ciò che è bene e ciò che è male. Ogni gruppo religioso o sociale coltiva dei propri specifici valori, nessuno dei quali può essere considerato assoluto.

Se in una società dedita al cannibalismo il bene consiste nel “trattare il proprio vicino in modo speciale” per poi mangiarlo, chi dirà che questo è male? Secondo i pensatori postmoderni non esiste una verità assoluta né una giustizia assoluta, ma soltanto una varietà di idee e di punti di vista di uguale valore.

Secondo questo stesso appello ad una maggiore apertura mentale, bisogna smettere di credere che la Bibbia sia un libro infallibile perché ispirato da Dio.

Ogni gruppo religioso possiede un proprio testo sacro e tutti questi testi sacri hanno un’uguale utilità. Nessuno d’essi presenta una verità assoluta, ma semplicemente delle idee particolari che favoriscono, secondo le epoche, gli obiettivi religiosi e politici di gruppi diversi.

Come si è giunti a questo rifiuto dogmatico della possibilità di giungere ad una verità unica, a questa guerra dichiarata a tutti i “conservatori” che sostengono non soltanto l’esistenza di questa Verità unica ma anche la possibilità di conoscerla?

1. Evoluzione delle idee in Occidente

Riassumiamo l’evoluzione delle idee in Occidente.

Durante il Medio Evo, grosso modo fra il VI ed il XVI secolo, si accettava come “verità” tutto quello che veniva affermato dalla Chiesa. Purtroppo però le idee veicolate dalla “Santa Madre Chiesa” erano ben lungi dall’essere sempre in armonia con gli insegnamenti della Bibbia e con le prime conquiste della scienza sperimentale (Copernico, Galileo).

Durante il Rinascimento iniziò la riscoperta dei classici dell’antichità greca e romana, poco prima che i Riformatori traducessero la Bibbia partendo dai testi originali. Questo cammino di emancipazione rispetto all’ortodossia cattolica ha portato alcuni, nel corso dei quattro secoli successivi, ad un nuovo ideale (non biblico): la convinzione che l’uomo possa scoprire la verità da sé stesso, con la sua sola intelligenza. Questo cammino è stato poi chiamato “razionalismo”.

Il razionalismo, attestandosi sui suoi postulati, ha proseguito la sua ricerca del tutto umana della verità durante il cosiddetto secolo dei Lumi (XVIII sec.). Più recentemente, nel XIX e nel XX secolo, il razionalismo ha compiuto dei grandi progressi sul piano scientifico e tecnologico. Nello stesso tempo ha però cominciato a contestare seriamente l’autorità della Bibbia. Sotto la spinta delle correnti naturaliste, positiviste e materialiste, il messaggio biblico è stato sottoposto da quel momento ad un vero e proprio attacco frontale.

A quest’attacco hanno contribuito in modo particolare le teorie di Darwin, che rimettono in discussione tutto il racconto biblico della creazione, ma vi hanno contribuito anche i lavori di alcuni teologi tedeschi (Schleiermacher, Strauss, Baur, Bultmann).

Ecco cosa si può leggere nell’Enciclopedia Britannica (edizione 1979) a questo proposito:
“Fu nelle università tedesche che nacque per la prima volta la questione della critica biblica: era possibile per una persona essere cristiana, cioè un buon cristiano, mettendo nello stesso tempo in dubbio la veridicità di alcune parti della Bibbia? Questa fu la domanda fondamentale posta nel XIX secolo al protestantesimo, per non dire all’insieme della cristianità”.

Definendo alcune parti della Bibbia come miti, molti membri del clero protestante hanno gettato l’ombra del dubbio su tutto l’insieme della Bibbia.

Un commentario biblico protestante (“Interpreter’s Bible”, in 12 volumi) si esprime così nella sua introduzione, titolata «La Bibbia: il suo significato e la sua autorità»): “Da un’indagine sommaria si deduce che non sarebbe per nulla contrario alle Scritture e neppure ai fondamenti della fede cristiana, ma piuttosto in accordo con la Bibbia, smettere del tutto di parlare delle Scritture come Parola di Dio”.

Affermazioni del genere distruggono l’influenza esercitata dalla Bibbia nella vita di tante persone con un’efficacia ben più temibile di una bolla papale che ne proibiva la lettura.
Con il XXI secolo siamo entrati nell’era postmoderna in cui l’uomo, consapevole di non essere riuscito a trovare, con la propria intelligenza, la verità sui grandi problemi dell’esistenza, non si fida più della ragione (fenomeno che Francis Schaeffer ha chiamato “Fuga dalla ragione”).

L’uomo proclama così in modo dogmatico che non esiste una verità unica e che, anche se ne esistesse una, non potremmo conoscerla a motivo della nostra visione soggettiva della vita, delle realtà del mondo presente e di quelle del mondo a venire.

Alister McGrath, teologo di Oxford, scrive a questo proposito: “Questa disillusione verso il modernismo dei Lumi è sfociata in una filosofia secondo la quale la verità è che non esiste verità”.

2. Ricerca di certezze

Ma l’uomo del XXI secolo non accetta del tutto i discorsi dei pensatori postmoderni. Egli infatti non si arrende all’idea che non esista una verità assoluta ­né un solido fondamento sul quale basare la prop­ria esistenza.

Non accetta nemmeno di rimanere senza risposte relativamente alle sue origini, al significato della vita e al suo destino.

Per questo motivo, non avendo altre risorse, si rivolge alle scienze moderne o alle forze spirituali occulte, alla ricerca di certezze.

Una delle conseguenze perverse di questo cammino è che gli uomini di scienza sono diventati i guru moderni ai quali si chiede si rispondere ai problemi esistenziali. Gli scienziati eccellono sicuramente nell’esaminare un oggetto e nello spiegarne il funzionamento, ma i grandi problemi metafisici non sono alla loro portata. Tuttavia oggi sono proprio loro che tutti interrogano. La nostra generazione pende dalle loro labbra, nella speranza di essere incoraggiata ed illuminata.

E i giornalisti “scientifici” ne approfittano per accrescere i loro ascolti, proponendo le supposizioni scioccanti di questi “saggi” e presentando le ipotesi di questi ultimi come se fossero dogmi, spesso senza neppure averle esaminate. (In Italia raggiungono da anni i più alti indici di ascolto trasmissioni televisive, tipo “Quark”, indubbiamente accattivanti e ben fatte dal punto di visto documentaristico, ma nelle quali le supposizioni scientifiche più fantasiose vengono propinate come se fossero verità storiche e scientifiche assolutamente indiscutibili, N.d.T.).

3. Distinzioni essenziali

Per evitare di lasciarci prendere in giro dalla minima pseudo-scoperta, bisogna innanzitutto stabilire una distinzione fra:

1) un’opinione (una speculazione o una supposizione);
2) un’ipotesi;
3) una teoria;
4) una evidenza e
5) una prova.

Un’opinione corrisponde semplicemente al punto di vista soggettivo di una persona su una data questione.

Un’ipotesi è la possibile spiegazione di un fenomeno osservato.

Una teoria è un insieme organizzato di spiegazioni astratte che si pongono l’obiettivo di spiegare un fenomeno.

Un’evidenza s’impone allo spirito con una tale forza che non c’è bisogno di alcuna prova per riconoscerne la verità o la realtà.

Una prova infine costituisce la base solida che serve a stabilire che una cosa esiste davvero o che un fenomeno è davvero accaduto. La prova può essere o storica o sperimentale.
Perché una prova sperimentale sia riconosciuta, si deve poter osservare una trentina di volte lo stesso fenomeno, nelle stesse identiche condizioni ed ottenendo gli stessi risultati.
Soltanto a queste condizioni si può veramente parlare di prova scientifica. In tutti gli altri casi, non si tratta che di supposizioni o d’ipotesi.

Ma ecco il paradosso: i pensatori e gli scienziati postmoderni, disprezzando queste regole, non esitano a conferire lo statuto di dogmi alle loro opinioni particolari! Ora, il loro rifiuto sistematico di ogni verità assoluta dovrebbe logicamente renderli estremamente prudenti…

Un esempio sconvolgente di queste contraddizioni è offerto da un recente reportage sull’origine dell’universo e dell’uomo, ispirato al 200° anniversario della nascita di Darwin. Ma vediamo le cose più da vicino…

4. Darwinismo o Creazionismo?

Le teorie di Darwin e gli insegnamenti dei suoi successori avrebbero provato senza alcun dubbio che l’uomo è il prodotto di un processo evolutivo qualunque. Di conseguenza non possiamo assolutamente fidarci della Genesi e del resto della Bibbia, per conoscere la verità relativa alle sue origini.

Bertrand Couture, microbiologo, ha brillantemente dimostrato nel suo libro “L’Evoluzione: scienza o credenza?” e nelle sue conferenze, che la teoria dell’evoluzione non superare il test del metodo scientifico.

La maggior parte delle persone pensa che l’evoluzione sia un’evidenza scientifica, mentre in realtà non è altro che una semplice supposizione. Ma utilizzando a vanvera il termine “scienza” si dà l’illusione di essere fondati sulla roccia. La parola “scienza” sembra agire come una sorta di formula magica capace di dissipare tutti i fantasmi del dubbio e di eludere la minaccia di opinioni contrarie.

Ma, quando si esaminano le cose da più vicino, con lo sguardo obiettivo di un vero ricercatore, ci si rende presto conto che la teoria dell’evoluzione assomiglia molto più ad una congettura che ad un fatto scientifico.

La complessità dell’universo

In primo luogo, è difficile attribuire al caso l’esistenza di un mondo così straordinariamente strutturato.

Pensate all’organizzazione meravigliosamente complessa delle colonie delle formiche o delle api.

Pensate un momento al nostro occhio il cui funzionamento supera quello della videocamera più perfetta.

Pensate nello stesso modo ai diversi organi del corpo umano: al cuore, ai polmoni, alle reni… Pensate al cervello che solo ora l’uomo comincia ad esplorare e la cui grande complessità ancora gli sfugge.

Pensate al genoma umano.

Pensate al semplice volo degli uccelli che un tempo ha fatto sognare Leonardo da Vinci e che ancora oggi fa sognare gli ingegneri aereonautici.
Pensate anche alle condizioni estremamente precise che consentono la vita sulla terra.

Ecco che cosa possiamo leggere nel numero di agosto 2005 della rivista specializzata “L’actualitè”, in un articolo intitolato «Le condizioni vincenti» scritto da François Brousseau: “La ricetta della vita richiede una ventina di ingredienti, il cui segreto appartiene solo alla Terra.”

La lista è impressionante.

Una giusta Luna dalle giuste dimensioni, posta ad una giusta distanza, per stabilizzare la rotazione e l’inclinazione della Terra.

Un grosso pianeta (Giove) che, per la sua gravitazione massiva, ha il buon gusto di attirare su di sé comete e meteoriti che altrimenti avrebbero causato frequenti impatti catastrofici.

Una Terra né troppo vicina né troppo lontana dal Sole, altrimenti l’acqua o evaporerebbe o gelerebbe.

Un Sole, anche lui, collocato proprio là dove occorre, nella Galassia.

Elementi chimici di fondamentale importanza – carbonio, ossigeno – né troppo presenti né troppo rari.

Un dettaglio cruciale: se mancasse uno solo di questi elementi, tutto l’edificio crollerebbe. Tutte queste condizioni, se prese in considerazione una ad una, risulterebbero già frutto di eventi molto rari. Messe insieme, ci presentano il pianeta blu come un fenomeno unico, come un miracolo di equilibrio fra mille variabili che non avrebbero per altro mai dovuto incontrarsi fra loro.

Lontano dalla definizione banale per cui sarebbe un sobborgo della galassia – come si è cercato di dipingerla – la Terra è un «asso di scala reale» nel poker cosmico della vita. Meglio ancora: è come vincere alla lotteria… dieci volte di seguito…”.

Si potrebbe immaginare che tutti questi fattori di una precisione inaudita siano il frutto del caso, ma il nostro umile parere ci porta piuttosto ad affermare che sia molto più serio e credibile pensare che un’intelligenza superiore sia all’origine di questa grandiosa orchestrazione. Ed è proprio questo, esattamente, ciò che la Bibbia afferma:

• “Nel principio Dio creò i cieli e la terra” (Ge 1:1).

• “Quanto sono numerose le tue opere, Signore! Tu le hai fatte tutte con sapienza, la terra è piena delle tue ricchezze” (Sl 104:24).

• “Con la saggezza il Signore fondò la terra, e con l’intelligenza rese stabili i cieli” (Pr 3:19).

• “Levate gli occhi in alto e guardate: Chi ha creato queste cose? Egli le fa uscire e conta il loro esercito, le chiama tutte per nome; per la grandezza del suo potere e per la potenza della sua forza, non ne manca una” (Is 40:26).

• “Egli, con la sua potenza, ha fatto la terra; con la sua saggezza ha stabilito fermamente il mondo; con la sua intelligenza ha disteso i cieli” (Gr 10:12).

• “… le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo, essendo percepite per mezzo delle opere sue, perciò essi (gli uomini) sono inescusabili” (Ro 1:20).

Noi non possiamo provare scientificamente che Dio ha creato il cielo e la terra, ma è l’ipotesi, per non dire la teoria, meglio sostenuta dall’evidenza.

La complessità dell’universo esige l’esistenza di un disegno intelligente. D’altronde, anche se rifiutano il creazionismo biblico come modello esplicativo delle origini, molti uomini di scienza e molti pensatori riconoscono che quella del caso è una spiegazione ben lungi dall’essere soddisfacente.

Jacques Monod, famoso biologo francese, ha scritto queste parole a proposito delle api nel suo libro “Le hasard et la necessité” (“Il caso e la necessità”): “Inoltre e soprattutto, il programma noterà che l’estrema complessità della loro struttura (numero e posizione dei peli addominali, per esempio, o delle nervature sulle ali) si trova riprodotta da un individuo all’altro con straordinaria corrispondenza. Questa è la prova più sicura che questi essere sono il prodotto di un’attività costruttrice premeditata e deliberata e del più raffinato degli ordini”.

Senza identificare Dio come autore di questa complessità biologica, Monod afferma nel suo libro che il caso non può esserne la sola spiegazione.

Ecco che cosa ha scritto a sua volta l’eminente biologo Jean Rostand: “Purtroppo io non arrivo ad immaginare altra causa che il caso. Ma biologicamente mi sembra difficile spiegare anche un fiore con il caso” (…)

La stabilità delle specie

Oltre alla complessità dell’universo, dobbiamo considerare il fenomeno della stabilità delle specie. Nessuno ha mai osservato la trasformazione di una specie in un’altra…
Che questa trasformazione sia potuta accadere è una semplice supposizione.
E in quale modo un essere vivente potrebbe sopravvivere fra due stadi di evoluzione? In quale modo, ad esempio, potrebbe sopravvivere, senza branchie e senza polmoni, un pesce che sarebbe sul punto di trasformarsi in rettile?

Cosa dice la Bibbia in relazione alle specie?

• “La terra produsse della vegetazione, delle erbe che facevano seme secondo la loro specie e degli alberi che portavano del frutto avente in sé la propria semenza, secondo la loro specie. Dio vive che questo era buono” (Ge 1:12).

• “Dio creò i grandi animali acquatici e tutti gli esseri viventi che si muovono, e che le acque produssero in abbondanza secondo la loro specie, e ogni volatile secondo la sua specie. Dio vide che questo era buono” (Ge 1:21).

• “Dio fece gli animali selvatici della terra secondo la loro specie, il bestiame secondo le sue specie e tutti i rettili della terra secondo le sue specie. Dio vide che questo era buono” (Ge 1:25).

• “Degli uccelli secondo le loro specie, del bestiame secondo le sue specie e di tutti i rettili della terra secondo le loro specie, due di ogni specie verranno a te, perché tu li conservi in vita” (Ge 6:20).

• “…essi e tutti gli animali secondo le loro specie, tutto il bestiame secondo le sue specie, tutti i rettili che strisciano sulla terra secondo le loro specie, e tutti gli uccelli secondo le loro specie, tutti gli uccelli, tutti gli esseri alati” (Ge 7:14).

Ciò che la Bibbia anticipa corrisponde esattamente a ciò che noi osserviamo nella natura. La Bibbia ci parla di specie ben definite che si riproducono fra di loro piuttosto che di specie che si evolvono trasformandosi in altre specie e ciò è esattamente quello che le osservazioni scientifiche confermano.

Il limite di ogni specie è scientificamente definito dall’incapacità di riprodursi.
Noi possiamo incrociare un cavallo con un asino, ma il mulo sarà sterile. Possiamo incrociare un cane con un lupo e anche un leone con una tigre ma nel giro di poco tempo i loro discendenti saranno colpiti da sterilità e la successione non andrà molto lontano.

Se noi ripetessimo queste esperienze più di trenta volte, otterremmo sempre gli stessi risultati.

Questa considerazione ci allontana decisamente dall’idea di “fiaba” o di “mito” e ci avvicina a colpo sicuro all’idea di “prova scientifica”.

Stravaganti estrapolazioni

Inoltre, come è possibile sapere quello che è davvero accaduto miliardi di anni fa, soprattutto presupponendo che le condizioni ambientali non hanno mai smesso di evolversi?

È serio tutto questo?

L’uomo non è in grado di prevedere l’ampiezza dei cambiamenti climatici ed i loro effetti da qui a cinque anni…

L’uomo, un essere a parte

E chi è che davvero fra gli esseri umani pensa che l’uomo non è che un semplice animale?
Come spiegare allora il suo senso morale?
E la Corte internazionale di giustizia?
E il fenomeno religioso presente in tutti i popoli, anche in quello più isolato?
E come spiegare l’aspirazione degli uomini ad un mondo giusto e pacifico, dal momento che “la sopravvivenza del più idoneo o del più adatto” dovrebbe essere, se fosse davvero un animale, la sua unica preoccupazione?

Non potrebbe essere che la Bibbia dica la verità quando sottolinea che l’uomo è un essere creato all’immagine di Dio (Ge 1:26-27) piuttosto che un semplice animale un po’ più evoluto degli altri?

Prima di proclamare alto e forte che il creazionismo è “una favola” e che la teoria dell’evoluzione è “una conquista scientifica” converrebbe soppesare obiettivamente le evidenze di queste due visioni delle origini e resistere alla tentazione di adottare delle conclusioni costruite su dei presupposti anticristiani.

Conclusione

Se la Bibbia fosse la parola di una qualsiasi comunità, sarebbe normale considerarla fallibile e più o meno affidabile sul piano storico.

Ma se essa è “la Parola ispirata da Dio”, come afferma l’apostolo Paolo scrivendo a Timoteo (2Ti 3:16), perché non dovrebbe essere credibile sul piano storico nello stesso modo in cui essa lo è sul piano spirituale?

Abbiamo presentato qui alcune evidenze a favore della storicità e dell’affidabilità della Bibbia. Ma restiamo ovviamente consapevoli del valore della fede in ogni percorso spirituale. Ognuno è libero di scegliere di credere o di non credere.

Tuttavia nessuno dovrebbe permettersi il diritto di screditare la Bibbia sulla base di pregiudizi o di opinioni infondate. Questo significherebbe dar prova di mancanza di apertura mentale e di disonestà intellettuale.

­Fonte: Bernard Guy – IL CRISTIANO: Gennaio 2010 n.1 – tramite laparola.info

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