Quarterback di Dio

È titolare da poche settimane, ma è già protagonista di tutte le cronache sportive americane. Tim Tebow è il quarterback dei Denver Broncos. Chi conosce il football sa bene che il suo è il ruolo principale della squadra d’attacco: è il regista, il condottiero e, se le cose vanno male, pure il capro espiatorio.

Tebow è alla sua seconda stagione nel football professionistico e deve ancora dimostrare il suo valore, ma non è un personaggio come tutti gli altri. Da cristiano praticante, prega in campo, cita la Bibbia a memoria, trascorre le vacanze in missione in Asia e ha dichiarato di voler rimanere vergine fino al matrimonio.

«MESSIA» DEL MILE HIGH

In poco tempo si è conquistato il soprannome di «Messia» del Mile High (lo stadio dei Broncos), e ai giocatori che cercano di placcarlo e lo insultano risponde: «Dio ti benedica».

«Non posso odiarlo», ha detto l’ex giocatore Bill Romanowski, «è l’unico vergine nell’Nfl». Ma c’è anche chi non ama Tebow, come Jack Plummer ex giocatore di Denver: «Quando accetterà il fatto che abbiamo capito che ama Gesù, magari mi sarà simpatico».

SCANDALOSO PER LA FEDE

Fede e sport spesso si incontrano e anche in Italia nel calcio alcuni giocatori vivono la loro fede in modo aperto, basti pensare a Ricardo Kakà, Edinson Cavani a Nicola Legrottaglie e agli ex romanisti Damiano Tommasi e Abel Balbo.

Ma nel campionato della National football league (Nfl), che nel 2007 ha raggiunto il tasso record del 21% di giocatori con precedenti penali (dal tentato omicidio allo spaccio di droga), il quarterback dei Broncos è l’uomo dello scandalo.

Il quarterback icona dell’homeschooling

Classe 1987, figlio di una donna colonnello dell’esercito e di un pastore missionario protestante, Tebow è un ragazzone alto 191 centimetri e di 111 chili che ha iniziato a giocare a football sin da giovanissimo.
La famiglia ha scelto di mandarlo a scuola solo per lo sport scegliendo per l’istruzione l’homeschooling, l’insegnamento casalingo, un’opzione spesso preferita dalle famiglie più religiose.

Già al suo arrivo all’Università della Florida, Tebow era considerato come una futura star. La promessa è diventata realtà quando al suo secondo anno è stato premiato con il prestigiosissimo Heisman Trophy, il riconoscimento riservato al miglior giocatore del football nei college.

LEADER DEI FLORIDA GATORS

Ma per il futuro quarterback dei Broncos, essere il migliore non era ancora abbastanza. La sua squadra universitaria, i Florida Gators, nel settembre 2008 perse un incontro decisivo contro l’Università del Mississippi e Tebow si prese un impegno solenne. «Mi dispiace», disse ai giornalisti, «speravamo in una stagione senza sconfitte. Ma ve lo prometto, non vedrete nessun giocatore in tutto il Paese impegnarsi come me. Non vedrete mai nessuno motivare il resto della squadra come farò io. Dio ci benedica».

I Gators non persero più una gara e vinsero il titolo nazionale. E oggi le parole di Tebow sono immortalate in una targa appesa all’ingresso dello stadio dell’Università della Florida.

L’Nfl mette al bando i versetti biblici di Tebow

A incuriosire, però, non era solo la determinazione del miglior giocatore di football di college. Anche la sua fede aveva destato l’interesse degli Usa.
Solitamente i quarterback, per ridurre il riverbero del sole e avere una visuale ottimale, si applicano sotto gli occhi del grasso nero. Tebow invece, si scriveva versetti biblici fintanto che un regolamento, definito «Tebow rule», non glielo ha proibito.

Intanto, il giovane campione era diventato il testimonial più celebre del successo dell’homeschooling e nel 2008 si era rifiutato di partecipare a un premio sportivo perché sponsorizzato dalla rivista Playboy.

ALL’ESORDIO SOLO PANCHINA

Nel 2010 il ragazzo prodigio è sbarcato finalmente all’Nfl, ma non ha avuto l’accoglienza del campione. È stato scelto da una squadra in crisi e per molti esperti Tebow era poco adatto al campionato professionistico.

Appena arrivato a Denver come 25esima scelta assoluta, i compagni gli hanno fatto capire che i suoi sermoni non erano graditi e gli hanno tagliato i capelli come se fosse un frate in penitenza.

Nel primo anno, la futura stella dei Broncos, che ha un contratto di cinque anni per 11,25 milioni di dollari, si è accomodato in panchina, da dove ha visto la squadra perdere quasi tutte le partite. Anche la stagione 2011 è iniziata male, con Tebow sempre relegato a fare la riserva.

Guidati dal quarterback Kyle Orton, i Broncos però non ne hanno imbroccata una e dopo quattro giornate erano tra i peggiori della lega. Ma poi è arrivato il momento di Tebow.

TITOLARE CONTRO I CHARGERS

Alla quinta giornata contro i San Diego Chargers, dopo un disastroso primo tempo, i Broncos erano sotto di 16 punti. Il 24enne panchinaro ha sostituito Orton, rimontato lo svantaggio e, nonostante la sconfitta di misura, si è conquistato la maglia di titolare.

Una settimana più tardi, contro i Miami Dolphins, Tebow ha contribuito a recuperare nei tre minuti finali uno svantaggio di 15 punti e portato i Broncos alla vittoria.

Dopo una sconfitta contro i Detroit Lions, nelle tre settimane successive sotto la guida del nuovo quarterback, Denver ha superato gli Oakland Raiders, i Kansas City Chiefs e i New York Jets. E dopo l’ultimo match, i Boncos hanno deciso di investire definitivamente su Tebow, liberandosi di Orton.

CATALIZZATORE DEI MEDIA

A lanciare la nuova stella del football tra i migliori, è stato anche il vice presidente della squadra di Denver, John Elway, uno dei più forti quarterback dell’Nfl che negli Anni 90 fece dei Broncos una squadra imbattibile.

«Non ho mai visto», ha detto, «un giocatore capace di suscitare reazioni simili, nel bene e nel male, come fa Tebow».

Intanto, la stella del football continua a pregare in campo dopo ogni punto e a ringraziare Gesù Cristo nelle conferenze stampa. L’ha promesso. Ed è uno che ha la fama di mantenere i propri impegni.

Fonte: Lettere43 – Sabato, 26 Novembre 201 (foto: Getty Images) – tramite Evangelici.net

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