Iraq, al nord attacchi ai cristiani

Mentre i militari stranieri stanno facendo armi e bagagli, non si può dire che l’Iraq sia stabile e abbia trovato un suo equilibrio democratico. Pochi giorni fa, nell’Iraq settentrionale, e precisamente in Kurdistan, ci sono stati attacchi contro attività commerciali gestite da cristiani, organizzati, secondo fonti locali, da un partito politico islamico istigato da un Mullah.

Un corrispondente di Porte Aperte (l’organizzazione internazionale cristiana evangelica a sostegno della chiesa perseguitata) commentando i fatti, rileva che il Kurdistan, la regione irachena a governo curdo, poteva essere considerato la zona più sicura dell’intero Paese, una zona relativamente stabile, con un’economia che cerca di crescere e una convivenza relativamente pacifica, se si considera l’intero contesto iracheno. Gli attacchi si sono verificati dopo parecchio tempo di calma, tanto è vero che la regione era stata meta negli ultimi anni di veri e propri esodi di profughi cristiani in fuga da altre zone dell’Iraq.


Tutto è accaduto- riferisce Porte Aperte – dopo un sermone di venerdì 2 dicembre del Mullah Mala Ismail Osman Sindi, nel quale affermava che era in atto una corruzione morale nei saloni di bellezza della città settentrionale di Zakho.

Un gruppo di giovani uomini, al grido di «Non c’è Dio all’infuori di Allah», ha attaccato e bruciato rivendite di liquori, alberghi, un salone di bellezza e massaggi, vari negozi della città, la maggior parte di proprietà di cristiani. Il Mullah Sindi ha respinto le accuse, ma la violenza è continuata: una folla ha poi tentato di attaccare i quartieri cristiani di Zahko, ma le autorità sono riuscite a impedirlo.

Le aggressioni sono continuate per tre giorni spostandosi in altre città, Dohuk, Erbil e Sulaymaniyah in testa, sempre con le autorità impegnate a porre ordine. L’estremismo – si deve concludere – minaccia la già fragile sicurezza dell’intero Paese e della popolazione cristiana irachena ormai in forte diminuzione.

Fonte: evangelici.net

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