Riconciliazione. Perché questa fatica a perdonare?

“Perciò il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno che era debitore di diecimila talenti. E poiché quello non aveva i mezzi per pagare, il suo signore comandò che fosse venduto lui con la moglie e i figli e tutto quanto aveva, e che il debito fosse pagato. Perciò il servo, gettatosi a terra, gli si prostrò davanti, dicendo: ‘Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto’. Il signore di quel servo, mosso a compassione, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Ma quel servo, uscito, trovò uno dei suoi conservi che gli doveva cento denari; e, afferratolo, lo strangolava, dicendo: ‘Paga quello che devi!’. Perciò il conservo, gettatosi a terra, lo pregava dicendo: ‘Abbi pazienza con me, e ti pagherò’. Ma l’altro non volle; anzi andò e lo fece imprigionare, finché avesse pagato il debito. I suoi conservi, veduto il fatto, ne furono molto rattristati e andarono a riferire al loro signore tutto l’accaduto. Allora il suo signore lo chiamò a sé e gli disse: ‘Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito, perché tu me ne supplicasti; non dovevi anche tu aver pietà del tuo conservo, come io ho avuto pietà di te?’ E il suo signore, adirato, lo diede in mano degli aguzzini fino a quando non avesse pagato tutto quello che gli doveva. Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello” (Matteo 18:18-35).

Indubbiamente, la prima ragione per cui facciamo fatica a perdonare è che non possiamo offrire il nostro perdono se non abbiamo coscienza di averlo ricevuto; in altre parole, la capacità di perdonare è direttamente proporzionale all’esperienza di essere perdonati.

Nessuno può dare quel che non ha, soprattutto se si tratta di qualcosa, come il perdono, che non nasce spontaneo nel cuore dell’uomo e che solo Dio poteva inventare. E non basta, naturalmente, un’esperienza qualsiasi. Anche il servo spietato aveva ricevuto il condono per un debito ingente, eppure fu senza cuore con chi gli doveva una cifra straordinariamente inferiore.

Innegabilmente, dal punto di vista giuridico la sua condotta è ineccepibile e fa gettare il suo debitore che non può pagare, in prigione, mentre gli era appena stato condonato il suo maggior debito, grazie alla prodigalità del signore.

“È una parabola che ci riguarda molto da vicino: noi viviamo immersi nel perdono, siamo stati generati da un atto di misericordia, abbiamo ricevuto molto più di quanto meritassimo e di quanto abbiamo mai dato. Ma accorgersi di tutto questo, sperimentarlo e goderne implica un determinato psicologico – le cui fasi abbiamo indicato nelle precedente riflessioni : dalla capacità di riconoscere il proprio peccato alla scoperta della gioia del Padre che perdona. È evidente, ad esempio, che chi non soffre il dolore del proprio peccato e non è riconciliato con il Dio della croce molto difficilmente sarà una persona misericordiosa.

L’esperienza della riconciliazione deve essere piena e significativa, coinvolgere cuore – mente – volontà secondo un itinerario che rispetta la natura dell’uomo e s’apre gradatamente alla grazia di Dio, altrimenti è illusione. E noi rischiamo di diventare, senza saperlo, servi spietati” (A. Cencini, Vivere riconciliati, p. 80).

“Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate; affinché il Padre vostro, che è nei cieli vi perdoni le vostre colpe” (Marco 11:25).

Fonte: Dalla newsletter Avventista, Francesco Zenzale

Articoli correlati:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>