India, violenze anticristiane «oltre ogni limite»

MUMBAI (India) – «I ripetuti attacchi contro la comunità cristiana in India stanno superando ogni limite. Non c’è più alcun rispetto». Lo denuncia Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), in seguito a nuovi episodi di violenza anticristiana, avvenuti alla fine di gennaio in due differenti Stati indiani. A Chhattisgarh, una decina di ultranazionalisti indù ha aggredito e ferito in modo grave un pastore pentecostale, accusandolo di praticare conversioni forzate. Nel Gujarat, un gruppo di sconosciuti ha profanato un cimitero monumentale cristiano.

Il 31 gennaio scorso, nove attivisti del Bajrang Dal (ala giovanile del Sangh Parivar, movimento ultranazionalista indù) hanno fatto irruzione in una casa privata, fuori dalla quale il pastore Rajendra Masih aveva proiettato un film in hindi su Gesù intitolato “Dava Sagar”. Dopo aver distrutto tutte le apparecchiature tecnologiche, hanno aggredito il pastore, picchiandolo con forza e insultando lui e i presenti. Le violenze sono andate avanti per più di un’ora. L’uomo ha riportato diverse ferite al volto e un danno all’occhio sinistro. Al termine dell’aggressione, gli attivisti hanno denunciato il pastore Masih per proselitismo e conversioni forzate.

Il 26 gennaio scorso, un gruppo di persone non ancora identificate ha distrutto alcune tombe del cimitero monumentale cristiano di Sabarmati, spianandole con delle ruspe. Secondo fonti locali, il consigliere comunale del Bjp (Bharatiya Janata Party, partito ultranazionalista indù), Chanchalben Parmar, avrebbe istigato alcuni estremisti.

«Quando abbiamo raggiunto il cimitero – racconta Martin Hector Harris, della Chiesa metodista di Dharamnagar – abbiamo trovato veicoli parcheggiati dove prima c’erano le tombe. Poi, abbiamo visto che i profanatori hanno ammucchiato il fango tolto dalle sepolture e le lapidi distrutte sul marciapiede vicino». Per il momento, la polizia non ha ancora preso alcun provvedimento né avviato le indagini.

Come spiega Martin, «il cimitero sorge in quest’area dal 1947, quando le ferrovie ci donarono il terreno. Da allora, sette Chiese di diverse denominazioni cristiane hanno sepolto i loro defunti qui. La signora Chanchalben Parmar, suo marito e i funzionari locali sono responsabili in modo diretto di quanto accaduto. Era loro dovere morale garantire la protezione di tutti i credenti e dei relativi luoghi di culto».

Fonte: AsiaNews (Nirmala Carvalho) il 2 febbraio 2012, tramite Evangelici.net

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