L’onda perfetta – Bethany Hamilton

Isola Kauai, Hawaii, 31 ottobre 2003. Sono le 7.30 del mattino. Bethany Hamilton ha appena terminato la prima ora di allenamento di surf e se ne sta pigramente sdraiata sulla tavola facendosi cullare dalle onde. Ha 13 anni e pratica il surf da quando ha imparato a camminare. Il suo è un talento naturale: a soli 8 anni ha già sbaragliato la concorrenza gareggiando nella categoria U16 e ora compete con successo nelle U21. Il suo sogno è diventare surfer nella categoria professionisti.

La vita può cambiare in un secondo

Ma per realizzare questo sogno occorrono ore e ore di allenamento e Bethany è lì sulla tavola a riprendere fiato, con un braccio che ciondola nell’acqua. All’improvviso, l’attacco: un gigantesco squalo tigre venuto fuori dal nulla le azzanna il braccio sinistro, strappandoglielo all’altezza della spalla prima di sparire nell’oceano. Bethany resta padrona di sé e rema con l’altro braccio verso i suoi amici per chiedere aiuto. Rema e prega. Sulla spiaggia sviene, viene trasportata in ambulanza, dove a tratti riprende i sensi. Un infermiere le sussurra: “Dio non rinuncerà mai a te e non ti abbandonerà mai”. Arriva all’ospedale che ha perso il 60 % del sangue. Qualcuno la considera già spacciata. Incredibilmente si salva, ma il suo sogno sembra ormai destinato a rimanere tale.

Senza un braccio, ma non senza speranza

Il moncone viene amputato e la ferita suturata. Quando si risveglia, Bethany dichiara che intende ricominciare a fare surf. La famiglia pensa che sia sotto choc, ma Bethany è irremovibile. Supera tre operazioni chirurgiche e un mese dopo è di nuovo sulla tavola. Deve rivedere tutto: l’equilibrio, i movimenti, la muscolatura, gli allenamenti. È un periodo durissimo, ma non molla (per dirla con le sue parole “Mollare, io? Mai!”) e nel 2005 vince i Campionati nazionali. Tre anni dopo figura nel campionato professionistico e si piazza terza alla sua prima competizione. “È ciò che Dio mi ha insegnato nel corso degli anni che mi ha aiutato a superare la paura e a tornare sulla tavola” spiega Bethany. Neppure un minuto ha dubitato della presenza del Signore accanto a lei. Da quando, all’età di cinque anni, ha dato la sua vita a Gesù, è cresciuta con lui. L’animatrice del gruppo di giovani cristiani che frequenta, all’ospedale le porta un messaggio da parte del Signore: “Io so i pensieri che medito per voi, pensieri di bene e non di male, per darvi un avvenire e una speranza” (Ger 29.10). Bethany lo sa e la promessa si avvera.

Da tragedia a trionfo

Oggi Bethany gareggia con le migliori atlete del mondo in Europa, Sudamerica, Sudafrica, Indonesia, Australia, Tahiti, alle Fiji, negli USA e alle Hawaii e la sua storia non smette di richiamare un grande pubblico e di essere di esempio per tutti coloro che si trovano in situazioni drammatiche. Per Bethany ogni incontro, ogni viaggio ha uno scopo. È una sorta di missionaria del surf: “Per me è sempre un’occasione per condividere la mia fede e la mia storia”, dice. Bethany è attiva non solo a parole: la sua fondazione “Friends of Bethany” aiuta i sopravvissuti di attacchi di squali (e sono più di quanti si creda!) e altre persone che hanno subito amputazioni in seguito a infortuni; si impegna in moltissime occasioni a titolo benevolo, visita soldati feriti, tiene conferenze nelle scuole, sostiene le vittime dello tsunami.

Ha scritto la sua autobiografia dal titolo “Soul Surfer” (esiste solo in inglese e tedesco, ndr) dove racconta come la fede l’abbia aiutata a superare l’accaduto. “Perché Dio ha permesso tutto questo?” le chiese un giorno una bambina alla presentazione del film tratto dal libro. La sua risposta: “È un po’ folle, lo so, ma se guardo indietro vedo tutto il buono che ne è venuto fuori. È una vita speciale, che mai avrei immaginato per me”.

Una testimone sulla cresta dell’onda

Bethany continua praticare il surf e a testimoniare nel mondo la sua esperienza di fede. Come scrive sul suo profilo di facebook: “Il mio obiettivo nella vita è servire Dio e fare bene ciò che mi ha chiamato a fare, cioè fare surf per lui e condividere il suo amore e la sua speranza ogni volta che ne ho la possibilità!”. E quando si osserva la sua vita, ci si rende conto che davvero le vie del Signore sono infinite. Anche quando sono tracciate sulla cresta delle onde.

Fonte: planetgrace.ch

Trailer

Il film è disponibile anche in italiano.

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