L’azzardo tra gioco e fede

Giuseppe Rizza - È possibile riflettere evangelicamente sul gioco d’azzardo contemporaneo nelle sue diffusissime forme (dalle lotterie ai gratta-e-vinci, dalle slot machine all’accattivante win-for-life)? Penso di si.

Non si tratta di recriminare o condannare – a priori – tutti e tutto. Senza dubbio ci sono coloro che usano il gioco e le lotterie come strumenti funzionali alla socializzazione (si pensi alla persona anziana che frequenta con molto controllo i tavoli del bingo come opportunità relazionale) o che semplicemente usano responsabilmente il rischio come puro divertimento e occasione di relax. No, non si tratta neanche di contrastare il gioco in quanto tale, ma di riportarlo nell’alveo naturale del divertimento e dell’impiego ragionevole delle proprie capacità, sottraendolo al caso e all’azzardo.

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Speranza

“Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi;” – Giovanni 14:3.

L’amica mia iniziò un conteggio alla rovescia dall’inizio di marzo. Nel calendario del suo ufficio c’era un segno dei 20 giorni che rimanevano fino all’inizio della primavera dell’emisfero nord. Una mattina, quando la vide, lei mi disse: “Solo altri 12 giorni!” Alcuni giorni dopo “Solo altri sei!” Il suo entusiasmo mi contagiò e sono passato anch’io a fare il conteggio. “Altri due giorni, Janete!” “Lo so!” lei mi sorrideva in modo smagliante.

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Virtuoso

“Sia dunque (…) che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio.” – 1Corinzi 10:31

Un giornale americano molto conosciuto classifica Christopher Parkening come “il principale e il più virtuoso chitarrista dei nostri giorni, combinando profondo criterio musicale con completo dominio tecnico dello strumento.” Ci fu un periodo, tuttavia, che Parkening desistette di suonare la chitarra professionalmente. Andò in pensione a 30 anni, all’apice della sua carriera, comprando una campagna nello Stato del Montana, USA dove passava il suo tempo praticando flyfishing (pesca a mosca). Ma la pensione anticipata non portò la soddisfazione che si aspettava.

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Il diavolo non ti impedirà di vivere una religione

Il faraone era un “nemico vinto” eppure non era un “nemico convinto”. La potenza dell’Iddio di Israele si era abbattuta sopra di lui in giudizio eppure egli continuava a sperare di poter trattenere il popolo d’Israele. Forse Faraone si sentiva anche vinto da Dio, ma non era convinto che Israele sarebbe riuscito a sfuggire al suo potere e per questa ragione fino all’ultimo ed anche dopo egli cercò, ma invano, di mantenere il suo dominio sopra i figli della redenzione. Il potente monarca d’Egitto sapeva usare minacce e poteva usare forza, ma per cercare di trattenere il popolo del Signore egli usò, assieme a queste cose, il proprio accorgimento diplomatico e la propria astuzia.

Il dominatore crudele e prepotente giunse fino al punto di dichiararsi tollerante, anzi favorevole alla religione degli Israeliti a condizione, naturalmente, che questi avessero rinunciato al pensiero della libertà. Su questo piano faraone esercitò la sottile ed insidiosa arte diplomatica accordando concessioni che mentre sembravano favorire il culto a Dio, cioè la religione, sostanzialmente la impedivano ostacolando il piano di libertà che Dio aveva preparato per il Suo popolo.

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