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	<title>Chiesa Assemblea di Dio Missionaria &#187; Notizie</title>
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	<description>Servire l&#039;Eterno con convinzione!</description>
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		<title>Abusi domestici, &#8220;rompere il silenzio&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 08:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ViNiCiUS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[Sabaoth International Film Festival]]></category>

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		<description><![CDATA[MILANO &#8211; &#8220;Dare voce a chi non ha voce &#8211; Rompere il silenzio&#8221;, giornata dedicata alle donne vittime di violenze domestiche, con un concorso internazionale di cortometraggi, tavole rotonde, serata di gala e premiazioni si svolge sabato 5 marzo presso lo Spazio Oberdan (viale Vittorio Veneto, 2) di Milano.
La giornata si tiene a latere e]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/03/Donne-maltrattate-Sabaoth.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2368" title="Donne maltrattate Sabaoth" src="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/03/Donne-maltrattate-Sabaoth.jpg" alt="" width="249" height="160" /></a>MILANO &#8211; <strong>&#8220;Dare voce a chi non ha voce &#8211; Rompere il silenzio&#8221;</strong>, giornata dedicata alle donne vittime di violenze domestiche, con un concorso internazionale di cortometraggi, tavole rotonde, serata di gala e premiazioni si svolge <strong>sabato 5 marzo</strong> presso lo Spazio Oberdan (viale Vittorio Veneto, 2) di Milano.</p>
<p>La giornata si tiene a latere e in chiusura del <strong>4° Sabaoth International Film Festival</strong> (le proiezioni del festival sono in corso all&#8217;Apollo Spazio Cinema fino al 4 marzo) ed è realizzata con la collaborazione dell&#8217;Assessorato alla Cultura della Provincia di Milano e il patrocinio del Comune di Milano, settore Cultura e della Provincia di Biella, assessorato alle Pari Opportunità.</p>
<p><span id="more-2367"></span>Alle tavole rotonde prendono parte esperti del settore (psicologi, avvocati, rappresentati di forze dell&#8217;ordine e di associazioni), mentre i cortometraggi presentati sono quelli che hanno partecipato al concorso speciale dedicato al tema della violenza domestica, oltre al fuori concorso &#8220;Valeria&#8221; di Alessio Rupalti.</p>
<p>Durante la serata di gala verranno premiati con gli &#8220;Adam Award&#8221;, gli Oscar del cinema cristiano, i film vincitori del 4° Sabaoth Film Festival e i tre migliori cortometraggi del concorso speciale. In chiusura l&#8217;attesa proiezione in &#8220;esclusiva europea&#8221; del documentario &#8220;Sin by Silence&#8221;, che racconta, attraverso gli occhi di donne che sono arrivate ad uccidere i propri abusatori, come sia possibile ricostruirsi una vita anche all&#8217;interno di un carcere.</p>
<p>Programma Sabaoth Film Festival scaricabile: <a href="http://www.sabaothfilmfestival.com/" target="_blank">sabaothfilmfestival.com</a></p>
<p>Ci sarà anche la proiezione del documentario in prima visione europea:<br />
<strong>&#8220;Sin by silence (Il peccato del silenzio)&#8221;</strong>: dietro le mura di un carcere, la vita di donne che sono passate attraverso le peggiori violenze domestiche, fino ad uccidere i loro abusatori. Riunite dal 1989 nell&#8217;associazione CWAA (Donne Incriminate contro l&#8217;Abuso), ora si battono per aiutare altre donne nella medesima situazione, sia nelle carceri sia all&#8217;esterno. È il primo gruppo interamente iniziato e portato avanti da carcerate nella storia delle prigioni negli Stati Uniti. Anziché combattere un sistema che non comprende pienamente la complessità dell&#8217;abuso, le donne del CWAA hanno condotto una serie di iniziative per &#8220;educare&#8221; il sistema. Grazie a campagne di lettere informative, aiuto dei media e udienze al Senato, è nato un movimento che è riuscito a far modificare le leggi sull&#8217;abuso, arrivando a considerare le violenze subite come attenuante per la riduzione della pena. Il titolo del documentario viene dalle parole di Abramo Lincoln: «Commettere il peccato del silenzio quando dovremmo protestare, rende codardo l&#8217;uomo».</p>
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		<title>Libia, i cristiani ancora più isolati</title>
		<link>http://www.admissionaria.com/sito/2011/02/27/libia-i-cristiani-ancora-piu-isolati/</link>
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		<pubDate>Sun, 27 Feb 2011 08:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ViNiCiUS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Missione Porte Aperte]]></category>
		<category><![CDATA[porte aperte]]></category>

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		<description><![CDATA[VERONA &#8211; Domani ci sarà un&#8217;altra manifestazione di massa in Libia. Dove esiste e funziona una rete cellulare, gli sms arrivano di continuo, la gente si dà appuntamento in piazza per quella che sembra essere la spallata finale al rais, dopo l&#8217;inizio del 17 febbraio scorso: in 7 giorni siamo giunti a tutto questo. Manifestazioni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/proteste-in-libia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2333" title="proteste in Libia" src="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/proteste-in-libia-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>VERONA &#8211; Domani ci sarà un&#8217;altra manifestazione di massa in Libia. Dove esiste e funziona una rete cellulare, gli sms arrivano di continuo, la gente si dà appuntamento in piazza per quella che sembra essere la spallata finale al rais, dopo l&#8217;inizio del 17 febbraio scorso: in 7 giorni siamo giunti a tutto questo. Manifestazioni e scontri, feriti e vittime, cecchini che sparano dai tetti e bombardamenti sulla gente, incendi e saccheggi, divisioni tribali e ammutinamenti di militari e poliziotti, la presa di intere città da parte degli insorti e i cittadini stranieri in fuga: la Libia è un delirio di violenza e caos.</p>
<p><span id="more-2332"></span></p>
<p>Asserragliato nel bunker di Tripoli, Gheddafi sembra deciso a decimare il suo stesso popolo pur di restare al comando, mentre chiama mercenari e miliziani africani amici per soccorrerlo. Si parla di migliaia di morti, ci sono immagini di probabili fosse comuni scavate nelle spiagge di Tripoli, così come video di fucilazioni di decine di militari rifiutatisi di eseguire gli ordini del rais. Caos e follia.</p>
<p>Un vero e proprio esodo si sta verificando ai confini con l&#8217;Egitto, nel valico di Sallum, anche se sembra che l&#8217;esercito egiziano riesca a mantenere il controllo, lasciando passare nella direzione opposta (quindi verso la Libia) le forniture mediche che vengono inviate per aiutare il popolo libico. Molti tentano la fuga via Tunisia, ma anche lì per ora si tratta più che altro di cittadini stranieri.</p>
<p>A due navi da guerra libiche era stato chiesto dal comando di Gheddafi di bombardare Bengasi, ma i comandanti si sono rifiutati e ora si trovano al largo di Malta. Si hanno notizie anche di piloti di aerei che disertano, rifiutandosi di bombardare il loro stesso popolo e facendo addirittura precipitare i velivoli in mare. Intanto il ramo nordafricano di Al Qaeda si schiera a fianco dei dimostranti anti-regime, un ulteriore elemento di destabilizzazione e preoccupazione.</p>
<p>In Libia la piccola comunità cristiana indigena è isolata, lo è sempre stata, ma ora la situazione è ancor più drastica: la pressione sui pochi credenti indigeni (cioè arabi-libici) è fortissima. In questi giorni mantengono un profilo bassissimo e le voci che ci giungono parlano di credenti nascosti terrorizzati da quanto sta accadendo.</p>
<p>La Libia ha una popolazione di oltre 6 milioni di abitanti: il 97% di loro è musulmano sunnita. La religione di stato è l&#8217;islam e influenza buona parte della vita sociale, ciò significa che un ex-musulmano convertito a Cristo si scontra con l&#8217;opposizione anche violenta della società in cui vive (famiglia, amici, colleghi, autorità, polizia segreta). Parlando di comunità cristiane non indigene in Libia, possiamo dire che consistono quasi esclusivamente in migranti del basso Sahara e in pochi lavoratori immigrati americani ed europei. In totale si stima ci siano circa 180 mila credenti cristiani immigrati, ma ora molti sono in fuga; congregazioni di immigrati fino a prima di questa rivoluzione potevano radunarsi, tuttavia venivano spesso sorvegliate.</p>
<p>Gli arabi libici sono uno dei popoli al mondo meno raggiunti dal Vangelo. Finora non era permessa nessuna forma di evangelizzazione od opera missionaria, chissà cosa accadrà in futuro. La deriva estremista o comunque di un islam più radicale è un serio pericolo.</p>
<p style="text-align: right;">Fonte: Porte Aperte</p>
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		<title>Da Porte Aperte dossier Egitto</title>
		<link>http://www.admissionaria.com/sito/2011/02/07/da-porte-aperte-dossier-egitto/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 10:13:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ViNiCiUS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[cristiani perseguitati]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[Missione Porte Aperte]]></category>

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		<description><![CDATA[VERONA &#8211; Porte Aperte titola &#8220;Egitto: una prima volta per tutto &#8211; dossier&#8221;. Riportiamo integralmente il documento.
È la prima volta. Decisamente è la prima volta che accade qualcosa del genere, con queste proporzioni. Non è più &#8220;solo&#8221; una questione nordafricana, ora a tremare è tutto il Medio Oriente, tutto il mondo arabo.
L&#8217;Arabia Saudita sembra congelata]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/famiglia-pregando.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2108" title="famiglia che prega" src="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/famiglia-pregando-246x300.jpg" alt="" width="246" height="300" /></a>VERONA &#8211; <strong>Porte Aperte titola &#8220;Egitto: una prima volta per tutto &#8211; dossier&#8221;. Riportiamo integralmente il documento.</strong></p>
<p>È la prima volta. Decisamente è la prima volta che accade qualcosa del genere, con queste proporzioni. Non è più &#8220;solo&#8221; una questione nordafricana, ora a tremare è tutto il Medio Oriente, tutto il mondo arabo.</p>
<p>L&#8217;Arabia Saudita sembra congelata col fiato sospeso, ma in realtà sfrutta le proprie influenze per cercare di stabilizzare la regione; lo Yemen &#8220;festeggia&#8221; il giorno della collera contro il presidente Saleh con migliaia di persone in piazza; il re Abdallah in Giordania è costretto dai manifestanti che chiedono riforme a cambiare il governo; Hezbollah in Libano mette a segno un duro colpo contro il premier Saad Hariri (notoriamente amico dell&#8217;occidente) e attende di svolgere di nuovo un ruolo di primo piano, con le solite istanze anti-americane e anti-israeliane; l&#8217;Iran getta benzina sul fuoco e lavora alacremente perché l&#8217;islam più radicale prenda il sopravvento nelle roccaforti sunnite, mentre più in là il Pakistan fa paura per la congenita instabilità.</p>
<p><span id="more-2107"></span>A monte, in Nord Africa, dopo aver cacciato Ben Ali, la Tunisia attende la svolta, l&#8217;Algeria cerca una difficile transizione, ma non mancano scioperi e proteste, anche eclatanti (nelle ultime settimane almeno 16 persone si sono date fuoco); sul Marocco molti scommettono come prossima tappa della rivoluzione, mentre il Sudan procede il non facile cammino verso la secessione, suffragato dal recente referendum; ed infine l&#8217;Egitto, dell’ex-faraone Mubarak, il quale solo qualche settimana fa era convinto di poter consegnare il potere e la presidenza al figlio, come quando, migliaia di anni fa, si diceva al popolo che era il dio-sole a scegliere i figli di Egitto eletti per guidare il popolo.</p>
<p>Eppure Mubarak, fino a ieri alleato prezioso per il mondo occidentale oltre che vera e propria assicurazione vivente per il popolo israeliano, cedendo inevitabilmente lo scettro mette in crisi tutti gli equilibri così come gli Stati Uniti, l&#8217;Italia, noi li abbiamo concepiti finora. Non avere più degli alleati aperti al dialogo con l&#8217;occidente in questa regione può risultare catastrofico, anche per i cristiani che vivono in queste terre da millenni. Ineluttabilmente si affaccia nel cuore delle proteste l&#8217;integralismo islamico, parte integrante di queste società, pronto a predicare il mutamento sociale prima che politico, a negare la validità degli accordi con Israele e a criminalizzare tutto il mondo occidentale e gli infedeli (in primis i cristiani).</p>
<p>Le nostre fonti in Egitto ci dicono che molte chiese sono vuote, non tanto perché si tema un attacco ai cristiani, ma piuttosto perché le strade sono insicure (i morti e i saccheggi lo testimoniano) e perché gli integralisti sono in agguato. Le case dei credenti si trasformano dunque in chiese improvvisate, le riunioni di preghiera diventano una battaglia silenziosa e continua.</p>
<p>«<strong>È importantissimo pregare adesso. Le cose potrebbero volgere al meglio, ma in realtà non lo sappiamo. Perciò pregare è essenziale</strong>» ci racconta il pastore George.</p>
<p>«Preghiamo per il presidente, che possa fare il bene dell&#8217;Egitto e lasciare l&#8217;incarico al momento opportuno. Le nostre riunioni sono momenti in cui discutiamo sulla situazione e apriamo i nostri cuori. La situazione per le strade è difficile. A volte si sentono spari e molte persone sono morte. Abbiamo problemi con gli approvvigionamenti. Le infrastrutture del paese sono sotto pressione. Fa paura non sapere cosa accadrà».</p>
<p>Posti di blocco, trasporto pubblico nel caos, coprifuoco, banche chiuse e drastica mancanza di contanti (i bancomat non funzionano) peggiorano la situazione e rendono la vita per gli egiziani in generale e quindi anche per i cristiani (e per chi opera tra i cristiani…) un&#8217;odissea.</p>
<p>Chiunque dovesse assumere il potere in Egitto, come in Tunisia o altrove, dovrà subito affrontare i gravissimi problemi economici, perché alla base del malcontento in Medio Oriente ci sono le economie bloccate, incapaci di rinnovarsi di fronte alla crisi mondiale, soffocate dallo statalismo protezionista e dalla corruzione interna. L&#8217;islam radicale preme, mentre Israele trema. La piazza in Egitto vuole eliminare un regime considerato corrotto e incapace di affrontare le sfide dei tempi. Questo regime è sempre stato nostro alleato. Continuare a pensare (come molti di noi fanno) che il modello per i giovani arabi siano i paesi come il nostro è forse inesatto. Molto è in gioco nelle prossime settimane e, come diceva il pastore George, adesso è importantissimo pregare.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Fonte: Porte Aperte tramite Evangelici.net</em></p>
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		<title>Giovani di cinquanta nazioni uniti in preghiera</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 12:24:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ViNiCiUS</dc:creator>
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		<category><![CDATA[evento]]></category>
		<category><![CDATA[Missione Porte Aperte]]></category>
		<category><![CDATA[preghiera]]></category>

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		<description><![CDATA[VERONA &#8211; Varie parti del mondo, una la preghiera, per lo stesso motivo: sostenere i giovani della Chiesa perseguitata.
Anche quest&#8217;anno milioni di giovani cristiani da venerdì 4 a domenica 6 marzo in più di 50 paesi daranno vita a riunioni di preghiera per chi, della loro generazione, appartiene alla Chiesa perseguitata.
L&#8217;iniziativa nasce da Underground, la]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/shock-wave-2011.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2054" title="shock wave 2011" src="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/shock-wave-2011.jpg" alt="" width="250" height="156" /></a>VERONA &#8211; Varie parti del mondo, una la preghiera, per lo stesso motivo: <strong>sostenere i giovani della Chiesa perseguitata.</strong></p>
<p>Anche quest&#8217;anno <strong>milioni di giovani cristiani da venerdì 4 a domenica 6 marzo in più di 50 paesi daranno vita a riunioni di preghiera per chi, della loro generazione, appartiene alla Chiesa perseguitata</strong>.</p>
<p>L&#8217;iniziativa nasce da Underground, la sezione giovanile di Porte Aperte, organizzazione internazionale evangelica impegnata a soccorrere i cristiani perseguitati. È chiamata Shockwave, «l&#8217;onda di preghiera &#8211; spiega Porte Aperte &#8211; che scuote da anni il mondo».</p>
<p><span id="more-2053"></span></p>
<p>«A sopportare il peso della persecuzione nei paesi dove la fede costa di più, sono anche e soprattutto i giovani. Sono paesi in cui l&#8217;attesa di vita è generalmente più bassa e dove trovarsi a dirigere un gruppo di giovani, una riunione di preghiera o addirittura una chiesa a vent&#8217;anni non è poi così anomalo, anche se attorno regna l&#8217;ostilità, l&#8217;odio, la violenza, in una parola, la persecuzione».</p>
<p>«Sapere che negli stessi momenti in molti paesi del mondo, milioni di giovani sono uniti per lo stesso scopo è un incoraggiamento forte sia per chi soffre sia per i nostri ragazzi, per sentirsi parte integrante di una famiglia che abbraccia davvero tutto questo pianeta, di un corpo, quello di Cristo, che è connesso grazie alla stessa fede nel nostro Signore Gesù».</p>
<p>Nel sito di PA, alle pagine di Underground, sono già disponibili materiali informativi e anche suggerimenti utili per organizzare gli incontri.</p>
<p style="text-align: center;">Per maggiori informazioni:<br />
<a href="http://www.porteaperteitalia.org/index.php?underground" target="_blank">http://www.porteaperteitalia.org/index.php?underground</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Egitto, l&#8217;onda del contagio (aggiornato con galleria foto)</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 12:20:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ViNiCiUS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[cristiani perseguitati]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
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		<description><![CDATA[VERONA &#8211; &#8220;Latente ingovernabilità&#8221;, così Porte Aperte, organizzazione evangelica a sostegno dei cristiani perseguitati, di fronte ai tumulti in Egitto, definisce la situazione in Medio Oriente e nel mondo musulmano in generale.
Giulio Meotti, giornalista de Il Foglio, il 26 gennaio si chiede: «Cosa subentrerà al vuoto dei regimi arabi? Chi guadagnerà da queste proteste? In]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/proteste_egitto_cam.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2051" title="proteste Egitto" src="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/proteste_egitto_cam-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>VERONA &#8211; &#8220;Latente ingovernabilità&#8221;, così Porte Aperte, organizzazione evangelica a sostegno dei cristiani perseguitati, di fronte ai tumulti in Egitto, definisce la situazione in Medio Oriente e nel mondo musulmano in generale.</p>
<p>Giulio Meotti, giornalista de Il Foglio, il 26 gennaio si chiede: «Cosa subentrerà al vuoto dei regimi arabi? Chi guadagnerà da queste proteste? In Tunisia l&#8217;hanno chiamata &#8220;Intifada&#8221;, al Cairo per strada si urla &#8220;Allah Akhbar&#8221; e i Fratelli Musulmani (movimento islamico di tipo politico) ringraziano Allah per la &#8220;<strong>santa collera</strong>&#8220;, Hamas parla di una &#8220;vittoria della democrazia&#8221;. Cosa accadrà alle donne di Tunisia? L&#8217;ex presidente Habid Bourghiba aveva dato alle donne diritti senza uguali nel mondo islamico. Durerà questo modello? Che ne sarà di quel poco di modernizzazione e laicità? Queste rivoluzioni nascono certamente dal malcontento popolare verso i regimi, ma chi potrebbe approfittarne è l&#8217;<strong>islamizzazione</strong>».</p>
<p><span id="more-2050"></span></p>
<p>«Ad Alessandria d&#8217;Egitto &#8211; considera Porte Aperte -, con i terribili attentati contro i cristiani copti, era cominciato tutto all&#8217;inizio di quest&#8217;anno e sembra proprio che tutto stia tornando al punto di partenza, dopo aver coinvolto e sconvolto Algeria, Tunisia, ma anche Albania e Libano. Decine di migliaia di egiziani ora protestano in piazza, urlano il loro malcontento nei confronti del regime di Mubarak: solo qualche giorno fa era una cosa impensabile eppure sta accadendo. L&#8217;Egitto, però, non è la Tunisia e se crollasse il regime egiziano sarebbe un disastro sia per il paese (che è in assoluto il più importante del mondo arabo ed è la culla intellettuale dell&#8217;Islam sunnita arabo), sia per l&#8217;intera regione che si spinge sino al cuore del Medio Oriente».</p>
<p>«La strage di cristiani copti la notte di Capodanno &#8211; prosegue Porte Aperte &#8211; è stata sicuramente pianificata da estremisti (sunniti) legati ad Al Qaeda con un chiaro obiettivo: creare un conflitto tra musulmani e cristiani (copti) in Egitto che destabilizzi il paese e, nello stesso tempo, punisca i cristiani attraverso un&#8217;onda di intolleranza nei loro confronti, un&#8217;onda capace di espandersi come uno tsunami dall&#8217;Africa all&#8217;Estremo Oriente, passando per tutto il Medio Oriente e coinvolgendo milioni e milioni di persone. È evidente che in Egitto il piano di creare un conflitto aperto tra musulmani e cristiani è parzialmente fallito, ma l&#8217;instabilità ora c&#8217;è e può convertirsi nell&#8217;humus adatto per una presa del potere da parte dell&#8217;islam più radicale».</p>
<p style="text-align: right;"><em>Fonte: Porte Aperte </em></p>
<h2 style="text-align: center;">Galleria foto</h2>
<p><a href="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2057" title="egitto-proteste-1" src="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-1.jpg" alt="" width="550" height="339" /></a></p>
<p><a href="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2058" title="egitto-proteste-2" src="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-2.jpg" alt="" width="550" height="333" /></a></p>
<p><a href="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2059" title="egitto-proteste-3" src="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-3.jpg" alt="" width="550" height="385" /></a></p>
<p><a href="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2060" title="egitto-proteste-4" src="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-4.jpg" alt="" width="550" height="364" /></a></p>
<p><a href="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-5.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2061" title="egitto-proteste-5" src="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-5.jpg" alt="" width="550" height="356" /></a></p>
<p><a href="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-6.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2062" title="egitto-proteste-6" src="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-6.jpg" alt="" width="550" height="350" /></a></p>
<p><a href="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-7.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2063" title="egitto-proteste-7" src="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-7.jpg" alt="" width="550" height="362" /></a></p>
<p><a href="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-8.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2064" title="egitto-proteste-8" src="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-8.jpg" alt="" width="550" height="364" /></a></p>
<p><a href="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-9.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2065" title="egitto-proteste-9" src="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-9.jpg" alt="" width="550" height="356" /></a></p>
<p><a href="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-10.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2066" title="egitto-proteste-10" src="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-10.jpg" alt="" width="550" height="364" /></a></p>
<p><a href="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-12.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2056" title="egitto-proteste-12" src="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-12.jpg" alt="" width="550" height="352" /></a></p>
<p><a href="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-12.jpg"></a><a href="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2067" title="egitto-proteste-11" src="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/02/egitto-proteste-11.jpg" alt="" width="550" height="389" /></a></p>
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		<title>Sopravviverà il cristianesimo in Medio Oriente?</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 09:25:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ViNiCiUS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Ad Alessandria d’Egitto, 21 cristiani sono stati uccisi durante la celebrazione per il Capodanno. Attacchi contro i cristiani si sono verificati nel periodo natalizio. In molte nazioni della regione vi sono dure restrizioni contro i cristiani e, in Arabia Saudita, il divieto assoluto di costruire delle chiese. Sembra che ci siano buoni motivi per domandarsi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://newsletter.avventisti.it//uploadimages/03-graz.jpg" alt="" width="200" height="134" /><strong>Ad Alessandria d’Egitto, 21 cristiani sono stati uccisi durante la celebrazione per il Capodanno.</strong> Attacchi contro i cristiani si sono verificati nel periodo natalizio. In molte nazioni della regione vi sono dure restrizioni contro i cristiani e, in Arabia Saudita, il divieto assoluto di costruire delle chiese. Sembra che ci siano buoni motivi per domandarsi se il cristianesimo sopravvivrà nella regione in cui esso è nato. Siamo destinati a vedere la rapida morte del cristianesimo in Medio Oriente? La risposta è sì, a meno che non vengano immediatamente intraprese delle azioni molto serie e ponderate.</p>
<p><span id="more-1967"></span></p>
<p>Ma non è stato sempre così. <strong>In verità, il cristianesimo fiorì in Medio Oriente molto prima che arrivasse l’islam.</strong> Ma due millenni dopo la nascita e lo sviluppo del cristianesimo dall’Egitto alla Siria, dalla Palestina al Libano, i cristiani sono trattati come ospiti indesiderati nelle nazioni dei loro progenitori. I cristiani mediorientali non hanno un altro posto dove andare, perché la loro casa è l’Egitto, la Siria, il Libano, la Palestina e Israele. Effettivamente, gli storici affermano che i cristiani costituivano la maggioranza della popolazione in Medio Oriente prima delle crociate. La rapida ascesa dell’islam fece pressione sul cristianesimo. Le crociate causarono il massacro indiscriminato di cristiani e mussulmani.</p>
<p>Dopo questo tragico periodo, i cristiani continuarono a diminuire nella regione. In seguito alla seconda guerra mondiale, molti cristiani si unirono ai mu ssulmani nella lotta per l’indipendenza delle loro rispettive nazioni dall’egemonia coloniale. Dall’euforia iniziale dell’indipendenza, le cose si sono deteriorate significativamente per i cristiani del Medio Oriente, in parte a causa della crescita dell’islam radicale e violento, dell’erronea associazione dei cristiani mediorientali con le politiche impopolari dei governi occidentali, e dell’adozione di identità nazionali islamocentriche.</p>
<p><strong>Oggi, i cristiani in Medio Oriente sono costantemente sospettati e trattati come cittadini di serie B, anzi, in alcuni casi, non sono neanche considerati come cittadini.</strong> I mussulmani radicali hanno intrapreso una campagna di “pulizia religiosa”, e i politici islamici ed ebrei hanno promulgato delle leggi restrittive che precludono ogni possibilità al cristianesimo di riemergere come religione rilevante nella regione. Nonostante l’assoluta ostilità, il cristian esimo continua a lottare. Che cosa si può fare? La prima cosa è capire che la violenza non si combatte con la violenza. Come diceva il Mahatma Gandhi: “Occhio per occhio rende cieco il mondo intero”. La seconda cosa è far capire che è possibile una convivenza pacifica tra cristiani, ebrei e mussulmani. Di conseguenza, terza cosa che dobbiamo fare è aumentare significativamente gli sforzi per promuovere la libertà religiosa.</p>
<p>Nel 2011, l’Associazione Internazionale per la Libertà Religiosa (Irla) opererà presso le Nazioni Unite perché i governi prevengano e puniscano gli atti di violenza contro le minoranze religiose e promuovano i diritti umani fondamentali, specificatamente la libertà religiosa. Difenderemo cristiani, ebrei, mussulmani, indù e buddisti. Difenderemo tutti i credenti pacifici che sono perseguitati, non importa dove essi siano. Insegneremo, persuaderemo e predicheremo la buona notizia che la libertà religiosa è un dono del nostro Creatore. Non dimenticheremo mai il sacrificio di quanti hanno dato tutto per far sì che questo dono diventi una realtà per molti di noi; e faremo in modo che in un’epoca di violenza e intolleranza, il mondo non dimentichi che la libertà religiosa è la sola strada collaudata per vivere insieme in una società plurale. In questo anno ci stringeremo intorno ai nostri principi: libertà di adorare Dio; libertà di adorare insieme con la nostra comunità; libertà di condividere le nostre prospettive di fede; libertà di vivere senza coercizione religiosa; libertà di seguire la via che riteniamo giusta; e libertà di lasciare che gli altri facciano la stessa cosa. Lavoreremo nel 2011 per affermare che la strada che conduce alla prosperità, alla fedeltà, alla sicurezza e alla realizzazione è a ogni passo lastricata dalla libertà religiosa.</p>
<p><em><strong>Fonte</strong>: notizie Avventiste (presa dalla newsletter) – Dopo i fatti in Egitto, pubblichiamo l’estratto di  un articolo di John Graz, direttore del dipartimento Affari Pubblici e  Libertà Religiosa della Chiesa avventista mondiale e dell’Associazione  Internazionale per la Libertà Religiosa.</em></p>
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		<title>70 Cristiani arrestati in Iran a causa del risveglio</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 16:12:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ViNiCiUS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[cristiani perseguitati]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo l&#8217;agenzia Voce dell&#8217;America, un funzionario iraniano accusa i gruppi evangelici protestanti di provocare un invasione culturale nel paese.
Gli iraniani hanno messo a punto delle misure contro i cristiani di origine musulmana. Oltre 70 cristiani sono stati arrestati dal periodo di Natale e le autorità iraniane stanno invadendo le chiese domiciliare.

Il presidente delle Porte Aperte negli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/01/chiesa-iran.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1963" title="chiesa Iiran" src="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/01/chiesa-iran-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Secondo l&#8217;agenzia Voce dell&#8217;America, un funzionario iraniano accusa i gruppi evangelici protestanti di provocare un invasione culturale nel paese.</p>
<p>Gli iraniani hanno messo a punto delle misure contro i cristiani di origine musulmana. <strong>Oltre 70 cristiani sono stati arrestati</strong> dal periodo di Natale e le autorità iraniane stanno invadendo le chiese domiciliare.</p>
<p><span id="more-1962"></span></p>
<p>Il presidente delle Porte Aperte negli Stati Uniti, Carl Moeller, disse che gli iraniani stanno venendo a Cristo in un grande numero, e sta avvenendo un risveglio nella chiesa perseguitata. &#8220;Il governo è profondamente preoccupato con questo movimento, che sta raggiungendo un numero significativo di iraniani. E&#8217; un altro segno del risveglio che sta succedendo&#8221;.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Fonte: Porte Aperte</em></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Dalla redazione</strong> &#8211; se da una parte ci arriva une bella notizia, cioè che i nostri fratelli in Cristo stanno sperimentando un risveglio nei loro cuori, da l&#8217;altra parte vediamo che soffrono grande persecuzione a causa della loro fede in Gesù. Preghiamo affinché Dio li possa aiutarli!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sudan, alle urne il Sud cristiano</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 15:34:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ViNiCiUS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Sudan]]></category>

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		<description><![CDATA[JUBA (Sud Sudan) &#8211; Il Sud Sudan è polveroso e pieno di problemi. Tra poco sarà uno Stato poverissimo ma ricco di petrolio. Per una settimana a partire da domani 4 milioni di cittadini voteranno per il referendum che sancirà l&#8217;indipendenza del Paese da Khartum. Per le strade sterrate di Juba, la capitale, ma ovunque]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/01/sudan-capital.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1806" title="Sudan capital" src="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/01/sudan-capital-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" /></a>JUBA (Sud Sudan) &#8211; Il Sud Sudan è polveroso e pieno di problemi. Tra poco sarà uno Stato poverissimo ma ricco di petrolio. Per una settimana a partire da domani 4 milioni di cittadini voteranno per il <strong>referendum</strong> che sancirà <strong>l&#8217;indipendenza del Paese da Khartum</strong>. Per le strade sterrate di <strong>Juba</strong>, la capitale, ma ovunque nel Paese, non si parla d&#8217;altro che del referendum, di quanto è costato caro, milioni di morti e di sfollati in due guerre civili, e di quanto le cose andranno meglio una volta ottenuta l&#8217;indipendenza. Il quorum è al 60 per cento ma ci si aspettano percentuali vicine al 100 per cento. Per tutti, dai politici ai comuni cittadini, la separazione del Sud cristiano e animista dai musulmani del Nord sembra essere la panacea di tutti i mali. Talmente benefica da far dimenticare i problemi, che sono tanti.</p>
<p><span id="more-1805"></span></p>
<p>A cominciare dal rischio di nuovi conflitti. «Non ci sarà una nuova guerra con il Nord, adesso per noi è il momento dello sviluppo, il Sud troverà la sua strada pacificamente», dice Kallo Musa Kunda, ex combattente che lavora nella sicurezza privata. Altro è il punto di vista delle organizzazioni internazionali che hanno già pronti piani precisi per assistere le vittime di scontri e tensioni al confine tra Nord e Sud, in particolare negli Stati di Abiey e Unity, quelli dove c&#8217;è il petrolio o la cui destinazione finale non è stata ancora decisa. Lì la violenza è data per probabile, anche se localizzata. «Il momento peggiore non sarà durante i 7 giorni di voto, perché avremo gli occhi del mondo puntati addosso, ma durante il conteggio delle schede, che durerà quasi un mese», dice un militante dell&#8217;Splm, il movimento di liberazione diventato partito di governo, durante uno dei comizi conclusivi della campagna elettorale. Qui tutte le canzoni della manifestazione sono canti di liberazione o inni ai benefici del referendum.</p>
<p>Siamo a Yambio, minuscola capitale del Western Equatoria, al confine con il Congo. Un altro mondo rispetto a Juba e al Nord. Il politico atteso è Pagan Amun, segretario generale dell&#8217;Splm: è una personalità, erano settimane che si attendeva la sua visita. Arriva infatti con 4 ore di ritardo, preceduto da decine di fuoristrada e in compagnia di almeno una trentina di soldati armati di Kalashnikov che lo proteggono a ogni mossa. Quando parla spiega anche al pubblico come si vota: pollice nell&#8217;inchiostro e via all&#8217;indipendenza. I seggi sono spesso sotto agli alberi di mango: qui i politici locali radunano la popolazione per le ultime spiegazioni.</p>
<p>«Stiamo facendo la storia, stiamo cambiando la mappa del Sudan, dell&#8217;Africa, del mondo». A parlare è un uomo istruito, Wilson Aganwa, che lavora per un&#8217;ong sudanese. «Il referendum è una grande opportunità, lo volevamo da 55 anni, ce lo siamo guadagnato con il sangue».</p>
<p>Il Sud Sudan parte però dal fondo. Ha una delle popolazioni più povere del mondo: oltre il 60 per cento vive al di sotto della soglia di povertà. Questo pur essendo una terra ricca di petrolio, di uranio, di gomma arabica (quella della Coca-Cola) e di acqua, quella del Nilo. Di questo ha parlato proprio Pagan Amun, segretario dell&#8217;Splm e ministro della Pace del governo di Khartum: «La grande sfida è costruire una nazione partendo così dal basso, dopo essere stati schiavizzati, colonizzati, marginalizzati. Dopo che il Nord ci ha negato tutte le possibilità di sviluppo. Noi ci stiamo provando».</p>
<p>La vulgata che gira per le strade e nei mercati è questa: è tutta colpa dei nemici del Nord. «Il Sud manca di tutto, di strade di ospedali, di case, di scuole: il governo di Khartum non ce li voleva costruire anche se il petrolio è a Sud e non a Nord» accusa ancora Light Wilson Aganwa. Gli fa eco il ministro degli Affari legali, John Luk, rispondendo alla domanda sulla mancata redistribuzione dei redditi del petrolio in questi ultimi 5 anni in cui il governo del Sud ha ricevuto il 50 per cento dei proventi: «Khartum ci escludeva dalla vendita del petrolio e ci arrivavano meno soldi. Adesso che la gestiremo noi la gente vedrà i risultati». Diversa la visione delle migliaia di operatori umanitari con base a Juba e nelle province del Paese. Osservatori che vedono i problemi e parlano di «un governo locale già gravemente intaccato dalla corruzione, fatto di ex combattenti che una volta deposte le armi non riescono a gestire la macchina di uno Stato. E dell&#8217;assenza di una giovane classe dirigente in grado di rimpiazzarli».</p>
<p>C&#8217;è poi il problema dei profughi di ritorno. La seconda guerra civile sudanese ha provocato 4 milioni di rifugiati e sfollati, per la maggior parte scappati a Nord dove la maggioranza vive ancora in enormi campi alle porte di Khartum, spesso discriminata per la religione cristiana in un Paese in cui vige la sharia. Molti sono tornati dopo la pace nel 2005 ma moltissimi stanno tornando adesso. Giovanni Bosco, Capo dell&#8217;ufficio dell&#8217;Onu che coordina gli aiuti umanitari, parla di numeri altissimi: «Sono già arrivate 140 mila persone ma ne potrebbero tornare 800 mila, e tornano per restare perché hanno paura di come possono andare le cose al Nord dopo la secessione. Non sanno dove andare perché le terre che hanno abbandonato durante la guerra sono occupate». Il ritmo è di 2000 al giorno: arrivano in aereo, con le chiatte sul Nilo e in estenuanti viaggi in autobus. Tranne che a Juba, il Sud Sudan non ha strade asfaltate, solo piste di terra rossa: viste dall&#8217;alto di un aereo sembrano le lunghe vene di una terra arida e marrone su cui crescono soprattutto cespugli. A percorrerle in macchina è tutta un&#8217;altra storia, e si rimpiange l&#8217;asfalto. Il Sud Sudan è un luogo polveroso e difficile. La cosa migliore è sperare in giorni migliori e questo è il momento giusto per farlo.</p>
<p style="text-align: right;">di: Jacopo Arbarello<br />
da: La Stampa<br />
data: 8 gennaio 2010</p>
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		<title>Attentati a Baghdad, due cristiani uccisi</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 14:56:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ViNiCiUS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[cristiani perseguitati]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
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		<description><![CDATA[BAGHDAD (Iraq) &#8211; Almeno due cristiani sono stati uccisi e altre dodici persone sono rimaste ferite questa sera [30 dicembre 2010] in sei attentati commessi in meno di due ore contro abitazioni di proprietà di cristiani a Baghdad. Lo ha annunciato un responsabile del ministero dell&#8217;Interno iracheno.

Gli attacchi, rivendicati dalla braccio locale di al Qaeda,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/01/baghdad-iraq.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1750" title="Baghdad, Iraq" src="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2011/01/baghdad-iraq-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>BAGHDAD (Iraq) &#8211; Almeno due cristiani sono stati uccisi e altre dodici persone sono rimaste ferite questa sera [30 dicembre 2010] in sei attentati commessi in meno di due ore contro abitazioni di proprietà di cristiani a Baghdad. Lo ha annunciato un responsabile del ministero dell&#8217;Interno iracheno.</p>
<p><span id="more-1749"></span></p>
<p>Gli attacchi, rivendicati dalla braccio locale di al Qaeda, sono iniziati alle 19.30 locali (le 16.30 in Italia) in sei differenti zone della capitale. L&#8217;organizzazione, &#8220;Stato Islamico dell&#8217;Iraq&#8221;, è la stessa sigla responsabile del massacro del 31 ottobre scorso nella basilica siro-cattolica di Nostra Signora della Salvezza in cui furono uccise 44 persone.</p>
<p style="text-align: right;">
Rainews24- 30 dicembre 2010</p>
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		<title>Nigeria, Natale di sangue</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Dec 2010 10:15:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ViNiCiUS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi alle chiese cristiane]]></category>
		<category><![CDATA[cristiani perseguitati]]></category>
		<category><![CDATA[Nigeria]]></category>
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		<description><![CDATA[JOS (Nigeria) &#8211; È salito a 41 morti il bilancio del Natale di sangue in Nigeria, dopo una serie di attentanti e attacchi alle chiese cristiane. Trentadue vittime si sono registrate la sera della vigilia in due diverse zone della città di Jos, dove sono esplosi almeno sette ordigni, uno dei quali aveva come obiettivo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>J<a href="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2010/12/mappa-nigeria-jos.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1720" title="JOS (Nigeria)" src="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2010/12/mappa-nigeria-jos-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a>OS (Nigeria) &#8211; <strong>È salito a 41 morti il bilancio del Natale di sangue in Nigeria, dopo una serie di attentanti e attacchi alle chiese cristiane</strong>. Trentadue vittime si sono registrate la sera della vigilia in due diverse zone della città di Jos, dove sono esplosi almeno sette ordigni, uno dei quali aveva come obiettivo una chiesa. Nelle stesse ore, i membri di una setta islamica hanno attaccato tre chiese nella zona nord del paese, uccidendo sei persone e dando alle fiamme uno dei luoghi di culto.</p>
<p><span id="more-1719"></span></p>
<p>Jos si trova nel centro della Nigeria, stretta fra il nord a predominanza musulmana e il sud dove i cattolici rappresentano la maggioranza, ed è stata per lungo tempo teatro di scontri etnici e religiosi. Dietro le violenze c&#8217;è la lotta per il potere economico e politico fra i cristiani Berom, gruppo etnico indigeno della regione e i musulmani Hausa-Fulani.</p>
<p style="text-align: right;">da: Asca<br />
data: 27 dicembre 2010</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dossier Eritrea, ondate di arresti sugli evangelici</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 14:46:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ViNiCiUS</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cristiani perseguitati]]></category>
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		<category><![CDATA[persecuzione]]></category>
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		<description><![CDATA[VERONA &#8211; Situazione complessa in Eritrea perché i dati che Porte Aperte, l&#8217;organizzazione evangelica a sostegno dei cristiani perseguitati, raccoglie sono in continuo cambiamento e le stime di certo non vengono dalle autorità eritree, chiuse e assai poco propense alla collaborazione.
Le testimonianze di rilasci e di arresti arrivano a ondate. «Sono rilasci e arresti che]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2010/12/container-eritrea.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1663" title="container eritrea" src="http://www.admissionaria.com/sito/wp-content/uploads/2010/12/container-eritrea.jpg" alt="" width="248" height="162" /></a>VERONA &#8211; Situazione complessa in Eritrea perché i dati che Porte Aperte, l&#8217;organizzazione evangelica a sostegno dei cristiani perseguitati, raccoglie sono in continuo cambiamento e le stime di certo non vengono dalle autorità eritree, chiuse e assai poco propense alla collaborazione.</p>
<p>Le testimonianze di rilasci e di arresti arrivano a ondate. «Sono rilasci e arresti che &#8211; afferma PA &#8211; da un punto di vista strategico, hanno lo scopo di fiaccare, spezzare e ridurre in briciole la Chiesa in Eritrea. I malati gravi (credenti che magari hanno contratto malattie nelle terribili carceri del paese) vengono rilasciati e costretti agli arresti domiciliari; coloro che non hanno una posizione di leadership nella chiesa e firmano un particolare &#8220;accordo&#8221; con lo stato, a volte vengono rilasciati; i cristiani evangelici scoperti mentre stanno facendo il servizio militare nazionale sono incarcerati, subiscono specifiche &#8220;punizioni&#8221; e poi, a volte, vengono reinseriti nel servizio militare, dove a seconda del comandante che si ritrovano, possono subire angherie di ogni tipo o essere lasciati in pace; di altri semplicemente, specie i leader ma non solo loro, se ne perdono le tracce in carcere, ecco quindi che delineare un quadro con cifre precise del numero di credenti incarcerati è assai complicato».</p>
<p><span id="more-1662"></span></p>
<p>Nelle ultime settimane PA ha avuto notizie di ondate di arresti che hanno spezzato comunità intere. «Il 28 novembre scorso &#8211; informa PA &#8211; 15 cristiani evangelici sono stati arrestati dalle autorità eritree nella cittadina di Hagaz, mentre stavano partecipando ad una riunione. Si tratta di 15 uomini dai 18 ai 30 anni che stanno svolgendo il servizio militare in quella zona».</p>
<p>«Il 19 novembre scorso Ferewini Gebru Tekleberhne, una donna di 35 anni circa, è stata uccisa nel centro di detenzione di Sawa, dove era rimasta incarcerata in un container metallico negli ultimi 2 anni. Probabilmente in preda all&#8217;esaurimento più totale ha tentato un&#8217;improbabile fuga ed è stata freddata a colpi di arma da fuoco dalle guardie. Durante il suo servizio militare obbligatorio era stata arrestata a causa del fatto che frequentava un gruppo evangelico al di fuori delle quattro confessioni permesse: Chiesa ortodossa, Chiesa cattolica, Chiesa luterana e Islam. In questo campo di Sawa, vicino al confine con il Sudan, esistono aree dedicate alle punizioni per chi tenta di disertare (sono in molti e sempre di più quelli che tentano di scappare dal paese) e per coloro che, come Ferewini, frequentano chiese evangeliche cosiddette &#8220;non registrate&#8221;. Ovviamente non è praticamente possibile registrarle, quindi o si frequentano le quattro religioni succitate o si frequentano le tante chiese clandestine evangeliche».</p>
<p>Porte Aperte ha anche testimonianze di arresti nella città portuale di Assab: «Il 14 novembre scorso, 37 cristiani sono stati arrestati nella città portuale di Assab, tra cui sette donne e una incinta di sette mesi. Sono stati prelevati dai loro posti di lavoro, in un&#8217;ondata di arresti mirata a scardinare le comunità cristiane della zona: i loro nomi, infatti, erano indicati in una lista che la polizia aveva con sé durante le retate, ciò denota una strategia ben precisa, tesa a minare la fede cristiana nella zona».</p>
<p>In chiusura del suo dossier Eritrea, Porte Aperte dice della richiesta da parte dei cristiani evangelici eritrei di pregare per loro e informa che al suo prossimo convegno annuale, dal 15 al 17 aprile a Torre Pedrera (Rimini), «sarà presente come ospite speciale Helen Berhane, una donna eritrea incarcerata per molto tempo nei terribili container metallici a causa della sua fede in Dio». [gp]</p>
<p style="text-align: right;"><em>Fonte: Porte Aperte, Evangelici.net</em></p>
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		<title>Afghanistan, niente avvocato per i cristiani</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 11:33:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ViNiCiUS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[cristiani perseguitati]]></category>
		<category><![CDATA[Missione Porte Aperte]]></category>
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		<description><![CDATA[VERONA &#8211; Il caso è emblematico, specchio della situazione dei cristiani in questo paese. Un cristiano accusato di blasfemia, che in Afghanistan è punibile con la pena di morte, non ha ancora potuto vedere il suo avvocato perché le autorità impediscono a quest&#8217;ultimo di vedere il suo cliente.
Il cristiano in questione si chiama Said Musa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Afghanistan" src="http://www.evangelici.net/notizie/images/Afghanistan.jpg" alt="" width="249" height="170" />VERONA &#8211; Il caso è emblematico, specchio della situazione dei cristiani in questo paese. Un cristiano accusato di blasfemia, che in Afghanistan è punibile con la pena di morte, non ha ancora potuto vedere il suo avvocato perché le autorità impediscono a quest&#8217;ultimo di vedere il suo cliente.</p>
<p>Il cristiano in questione si chiama Said Musa ed è rappresentato da un avvocato che lavora per un&#8217;organizzazione, la Advocates international, che difende i diritti dei cristiani in quel paese. «Se un uomo non può scegliere la propria fede e non è libero di cambiarla sotto l&#8217;attuale ordine costituzionale afghano, come può questo governo considerarsi moralmente migliore dei talebani?» ha dichiarato l’avvocato.</p>
<p><span id="more-1648"></span></p>
<p>Dopo continui rinvii, Musa è apparso da solo davanti al giudice il 27 novembre scorso, senza preavviso. Il giudice ha rinviato all&#8217;ufficio del procuratore il caso in quanto incompleto e lacunoso in termini di prove. Secondo la legge afghana, l&#8217;imputato ha il diritto di ricevere e leggere copia dell&#8217;imputazione a suo carico, eppure a Musa è stato fisicamente impedito di farlo. Inoltre, sempre per la legge del paese, chi sporge denuncia dovrebbe presentare una valida documentazione di accusa entro 15 giorni dall&#8217;incarcerazione, altrimenti l&#8217;accusato ha il diritto di essere rilasciato: in questo caso Musa è in carcere dal 31 maggio scorso, da sei mesi, e questa è una palese violazione della legge afghana. Ma l&#8217;islam è così radicato e radicale da queste parti da mettere in secondo piano le leggi nazionali: è di fatti una vergogna per la famiglia, il clan e la nazione un parente che lascia l&#8217;islam.</p>
<p>Musa è stato letteralmente rapito dalle forze dell&#8217;ordine e per due mesi i familiari non hanno avuto notizie di lui; ci sono prove evidenti di abusi, pestaggi e privazione del sonno, ma grazie a un&#8217;azione diplomatica si è riusciti ad ottenere il suo trasferimento in un&#8217;altra struttura, dove invece è stato trattato meglio. Musa lavora da 15 anni per la Croce rossa internazionale, ha perduto una gamba mentre serviva nell&#8217;esercito afghano, è sposato e padre di 6 figli. [gp]</p>
<p style="text-align: right;">Fonte: Porte Aperte</p>
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