Hea Woo, in Italia una cristiana sopravissuta ai lager nordcoreani

Hea Woo è una cristiana, una donna che non si è data per vinta. Di fronte alle costrizioni, alla prigione, alle circostanze avverse, la sua fede non è venuta meno. Per la sua fede è finita nei lager nordcoreani e oggi può raccontare la sua straordinaria storia e spronare i cristiani liberi a pregare e a fare qualcosa per i fratelli perseguitati nel mondo.

L’International Day of Prayer for Persecuted Church (Giornata internazionale di preghiera per la Chiesa perseguitata) si tiene quest’anno tra il 10 e il 17 novembre e come ogni anno Porte Aperte, l’organizzazione internazionale evangelica a sostegno della Chiesa perseguitata, vi aderisce con il suo contributo organizzativo e testimonianze di prima mano. La Giornata Idop è indetta dall’Alleanza evangelica mondiale al fine di raccogliere gli evangelici di ogni denominazione in preghiera a favore di chi non ha voce e subisce la persecuzione a causa della propria fede in Cristo Gesù.

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Libia: «Siamo un paese 100% musulmano»

La Reuters e l’Associate Press hanno riportato l’arresto di alcuni lavoratori stranieri in Libia sospettati di distribuire libri cristiani e di fare proselitismo. In proposito un ufficiale libico ha rilasciato questa dichiarazione: «Il proselitismo è proibito in Libia. Noi siamo al cento per cento musulmani in questo paese e questo tipo di azioni mina la sicurezza nazionale».
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Pakistan, inarrestabile tensione sociale

Il Pakistan vive probabilmente il periodo più buio della sua storia. Le zone colpite l’anno scorso dall’alluvione (con almeno duemila morti e, si stimano, venti milioni di persone colpite dalla calamità) di recente sono state battute da piogge torrenziali e l’allarme è scattato di nuovo. L’inarrestabile avanzata del fondamentalismo islamico poi, con i continui fenomeni di terrorismo, scuote le fondamenta instabili del governo di questo paese e apre le porte a un andirivieni di estremisti che giungono qui, tanto dall’Afghanistan quanto da altre parti del mondo, per trovare asilo e formazione.

Intanto il tessuto sociale di questa nazione che per il 97% è musulmana si arrocca sempre più dietro posizioni radicali e anacronistiche, con gravissimi fenomeni di discriminazione e di vera e propria persecuzione nei confronti delle minoranze, cristiani in testa. Per far capire quanto sia salita la tensione vi riportiamo la sintesi di un fatto accaduto pochi giorni fa.

Una studentessa di terza media…

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India, la persecuzione continua

A Lathikata, Banapur (Stato di Orissa), un gruppo di estremisti indù ha preso di mira tre famiglie di cristiani appartenenti alla Missionary Grace Fellowship, minacciandole e facendo loro pesanti pressioni affinché abbandonassero la loro fede in Gesù per convertirsi all’induismo. Secondo il Global Council of Indian Christians, le tre famiglie si sono dette pronte ad affrontare ogni forma di persecuzione da parte loro, ma non ad abbandonare la loro fede.

A Bighapur, Unnoa (Stato di Uttar Pradesh), in quello che sembra un piano ben architettato, un gruppo di estremisti indù del movimento Bajrang Dal ha fatto irruzione in un locale dove si svolgeva un incontro di preghiera organizzato dai pastori A.B. Singh, Ganga Prasad e Robert, accusandoli di aver convertito al cristianesimo con la violenza alcune persone e chiamando in causa anche la polizia locale, che senza esitazioni ha arrestato alcuni membri della comunità. Agli arresti e ai successivi rilasci su cauzione, sono seguite minacce fisiche.

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Nigeria, ma i cristiani ricostruiranno

In Nigeria è in atto una sorta d’islamizzazione forzata della popolazione con ricorso alla violenza, all’espulsione indiscriminata di cristiani, al saccheggio selvaggio delle loro proprietà e attentati terribili a chiese e congregazioni.

I cristiani si vedono costretti a fuggire verso il sud o a rinchiudersi nelle loro case, mentre le congregazioni sospendono i servizi o chiudono, uccise dalle minacce di gruppi estremisti come i Boko Haram che ormai sono identificati come l’ala nigeriana di Al Qaeda.

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Diventare cristiani è reato

Porte Aperte rileva che mentre i giovani africani chiedono libertà nelle piazze, resiste in Egitto e in Sudan un iniquo strumento legale per osteggiare l’evangelizzazione. È la legge anti-blasfemia, che viene impropriamente applicata a chi diventa cristiano.

In Egitto sono previsti fino a cinque anni di prigione, mentre in Sudan settentrionale – afferma Porte Aperte – l’abbandono dell’islam è punibile con la pena capitale. Invece in Sudan meridionale, che ormai è separato da quello del Nord, è possibile evangelizzare, chi si converte non viene perseguito.

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Cina, nuova ondata repressiva

VERONA – Porte Aperte – l’organizzazione evangelica internazionale a sostegno dei cristiani perseguitati – conferma che il governo cinese ha messo in atto una seria ondata repressiva, secondo alcuni osservatori internazionali la più pesante dai fatti di Tienanmen.

La subiscono chiese, dissidenti e anche giornalisti stranieri. Lo Stato controlla le cinque religioni ufficialmente riconosciute (buddismo, taoismo, islam, cattolicesimo e protestantesimo) ingerendosi persino del loro credo, mentre le altre chiese cristiane, denominate comunità familiari perché si riuniscono in locali di culto fuori dal controllo governativo, vanno incontro a seri problemi.

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Porte Aperte pubblica la mappa delle persecuzioni

VERONA – Il numero di marzo del magazine di Porte Aperte è uscito in edizione speciale dedicata ai paesi “dove la fede costa di più”. Come ogni anno in quest’occasione il periodico lascia la consueta forma rilegata, si dispiega e diventa una vera a propria mappa del pianeta da appendere alla parete, una mappa che evidenzia i 50 paesi del mondo, quelli della World Watch List di Porte Aperte, in cui i cristiani subiscono maggiormente persecuzione e violenze.

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Libia, i cristiani ancora più isolati

VERONA – Domani ci sarà un’altra manifestazione di massa in Libia. Dove esiste e funziona una rete cellulare, gli sms arrivano di continuo, la gente si dà appuntamento in piazza per quella che sembra essere la spallata finale al rais, dopo l’inizio del 17 febbraio scorso: in 7 giorni siamo giunti a tutto questo. Manifestazioni e scontri, feriti e vittime, cecchini che sparano dai tetti e bombardamenti sulla gente, incendi e saccheggi, divisioni tribali e ammutinamenti di militari e poliziotti, la presa di intere città da parte degli insorti e i cittadini stranieri in fuga: la Libia è un delirio di violenza e caos.

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